"No vabbè… ma davvero stai guardando le mie foto dal cellulare? Dai, non ci posso credere! Aprile su uno schermo grande, su… fai il bravo!"

Processione del Santo Patrono di San Sperate
Festa e processione del Santo Patrono di San Sperate
Testo e fotografie di Davide Baraldi
San Sperate processione, quest’anno ho partecipato per la prima volta alla Festa del Santo Patrono di San Sperate con la mia inseparabile Fujifilm X-T5 e un 23mm f/1.4, ma soprattutto con un’intenzione ben precisa: raccontare i dettagli.
Sapevo cosa aspettarmi – i gruppi folkloristici, i cavalli, le bande, le maschere, gli abiti tradizionali. Li conoscevo già, li avevo già fotografati. Ma questa volta volevo qualcosa di diverso. Non l’immagine da cartolina, non lo scatto perfetto da esposizione. Volevo momenti che parlano in silenzio, frammenti che raccontano senza urlare.
Così ho cercato gesti minimi, espressioni fugaci, mani intrecciate, occhi che incrociano lo sguardo dell’obiettivo. Un sacerdote che solleva una reliquia, una donna che si appoggia a una croce, una bambina che mi osserva con meraviglia. Amore, intimità, devozione: ecco cosa ho voluto fotografare. Perché ogni scatto, anche il più piccolo, anche quello imperfetto, contiene una storia.
Non parlo sempre di fotografia nei miei articoli, anche se è il mio mezzo. Fotografo per narrare, per condividere ciò che vedo – e ciò che sento. Le mie mani scattano, ma sono gli occhi a guidarle, e a volte anche il cuore.
In queste immagini troverete particolari irripetibili, istanti che non si possono ricreare. Ogni fotografia è figlia di un attimo preciso, e per me ogni scatto deve raccontare qualcosa di diverso.

Una riflessione sulla fotografia
Molti pensano che la fotografia sia tutta nell’attrezzatura. Certo, la macchina conta, ma è l’occhio e il dito a fare la differenza. È la scelta del momento, dell’inquadratura, del significato.
Mi muovo per la strada apparentemente a caso, ma dentro ho sempre un progetto chiaro. So cosa voglio ottenere, so che tipo di racconto sto cercando. Ed è questo che guida il mio lavoro.
Una nota importante: le foto vanno guardate su uno schermo grande. Sul telefono, rimangono immagini compresse, schiacciate. Guardare una foto su un grande monitor è come bere un caffè ristretto. Sullo smartphone, è come allungarlo con l’acqua: il sapore c’è, ma si perde qualcosa. Se stai leggendo questo articolo sul telefonino, ti invito a fermarti, aprirlo sul computer, e dedicare del tempo alla visione. Ne vale la pena.

San Sperate, un paese che vive d’arte
La processione è partita intorno alle 19:30 dalla chiesa principale ed è rientrata verso le 22:00, attraversando le vie storiche del paese. E San Sperate è un posto unico: ogni angolo, ogni muro, trasuda arte. Se non ci siete mai stati, vi consiglio di andarci un pomeriggio tardi, con un buon paio di scarpe da ginnastica e il desiderio di perdervi tra le vie. Scoprirete murales favolosi, installazioni artistiche, scorci che sembrano usciti da un sogno.
Qualche consiglio per chi vuole fotografare la processione
Se è la vostra prima volta, non serve portare mille cose. Due ottiche bastano:
- Un grandangolo (es. 18mm) per ambientare bene gli scatti, dato che molte vie sono strette e compatte.
- Un 50mm, ottica spesso discussa, ma perfetta per ritratti “appiani” e per dare profondità alle immagini.
Io ho scelto il mio 23mm perché sapevo già cosa volevo raccontare. Avevo un progetto ben definito. Volevo dettagli, e serviva una lente luminosa, versatile, pronta a lavorare anche con poca luce. La sera, si sa, è difficile: le luci sono basse, le situazioni non sempre gestibili. Ma come dico spesso, alzate gli ISO e scattate comunque. Non fatevi bloccare dalla paura del rumore digitale.
Le mie foto di quella sera sono scattate tra ISO 125 e 12.800. E francamente, se le guardate su un cellulare, non noterete certo la differenza. Conta l’emozione, non la perfezione tecnica.
In conclusione: Festa del Santo Patrono di San Sperate
Se andate a San Sperate, andate con un intento chiaro. Non serve fare diecimila foto. Ne bastano 30, 60, quelle giuste. Quelle che raccontano qualcosa, che parlano di voi, e che possono essere condivise con chi vi conosce… o con chi vi conoscerà.
Le immagini pubblicate sono protette da diritti d’autore e sono liberamente scaricabili per uso personale e non commerciale.
È severamente vietato il loro utilizzo commerciale senza l’autorizzazione esplicita di Davide Baraldi.
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E ricordate:
le foto sono semplici ricordi. Ma i ricordi, se colti bene, possono diventare poesia.
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Come fotografo, 📸 opero spesso in strada e tendenzialmente non richiedo sempre il permesso di fotografare. Credo che chiedere il permesso potrebbe influenzare l'autenticità degli scatti che intendo realizzare. Questo è il mio modo di fotografare, sebbene sia consapevole delle diverse opinioni in merito.
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L'intento che guida la mia fotografia è sempre di natura culturale, estetica, artistica e documentaristica. Non mira in alcun modo a compromettere l'immagine di chi viene fotografato, a minacciare la loro dignità o a ricavare un beneficio economico da tali immagini.
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