"No vabbè… ma davvero stai guardando le mie foto dal cellulare? Dai, non ci posso credere! Aprile su uno schermo grande, su… fai il bravo!"

Carnevale a Sinnai Pentolaccia
Carnevale a Sinnai Pentolaccia, luce e polvere
Carnevale a Sinnai Pentolaccia è iniziato per me con un piccolo ritardo e una luce strana, di quelle che sembrano chiederti: “oggi che vuoi vedere davvero?”. La pioggia aveva spostato tutto, ma forse è stato meglio così. L’aria era più densa, quasi sospesa. Io camminavo con la macchina fotografica al collo, senza fretta, con quella sensazione che qualcosa – prima o poi – sarebbe successo.
Avevo con me la mia Fujifilm, il 35 mm e lo zoom che uso quando voglio cambiare prospettiva, anche mentale. E poi c’era Eugenio. Ormai capita spesso: io e lui, due modi diversi di guardare la stessa scena. Lui più istintivo, io… oggi non lo sapevo nemmeno io cosa fossi.

Quando smetti di cercare lo scatto perfetto
C’è stato un momento preciso, mentre giravo tra la gente, in cui ho capito che non volevo “fare reportage”. Non oggi. Non in quel modo pulito, preciso, quasi prevedibile.
Volevo sporcare un po’ le immagini. Renderle mie, ma senza pensarci troppo.
Ho messo il 35 mm in manuale. Sì, volontariamente. Fuoco imperfetto, tempi non sempre perfetti. Ma era quello il punto. Sentire la foto, non controllarla.
Poi, senza pensarci troppo, ho preso lo zoom. E lì è cambiato tutto.
Ho iniziato a cercare dettagli:
un cavallo che sbuffa,
una mano che stringe il sacchetto,
un bambino che guarda in alto, come se aspettasse qualcosa di magico.
E poi – crack – la pentolaccia.
Coriandoli ovunque. Un’esplosione breve, ma piena.

Non è il solito carnevale (e si sente)
Se stai pensando al classico carnevale fatto di maschere in fila e stand gastronomici… no. Qui è diverso.
Il Carnevale a Sinnai Pentolaccia ha qualcosa di più raccolto, quasi intimo. Nonostante il rumore, nonostante i cavalli, nonostante la gente.
Ci sono cavalieri vestiti in modo ironico, colorato, a volte esagerato. Ma non è solo spettacolo. È partecipazione vera.
E poi ci sono loro:
le bambine, i bambini, quelli che iniziano. Un po’ impacciati, un po’ fieri. Li guardi e capisci che non stanno solo “giocando”. Stanno entrando in qualcosa.
Io li ho fotografati senza avvicinarmi troppo. Non volevo rompere quel momento.

La fotografia che non deve dimostrare niente
A un certo punto mi sono accorto di una cosa. Forse banale, ma non per me.
Non stavo fotografando per pubblicare.
Non stavo cercando lo scatto da like.
Stavo fotografando per ricordare.
E cambia tutto, davvero.
Le immagini diventano più leggere. Più vere. Anche più imperfette, sì. Ma in senso buono.
Ho attivato una simulazione colore nuova – una mia “ricetta”. L’ho chiamata, senza pensarci troppo, Sinnai. Toni un po’ caldi, ma non troppo. Colori vivi, ma non urlati.
E mentre scattavo, mi immaginavo già le foto stampate. Non sul telefono. Non su Instagram. Stampate. Tenute.

E se nelle foto ci fossi anche tu?
Magari ti stai chiedendo:
“E se fossi finito in uno dei tuoi scatti?”
Può essere. Anzi, è probabile.
E la verità è che mi piace questa cosa. Perché queste foto non sono “mie”. Sono nostre, in un certo senso.
C’è tuo figlio che corre,
il tuo cavallo che si muove nervoso,
tu che ridi senza accorgerti che qualcuno ti sta guardando.
E io ero lì, a metà strada tra dentro e fuori.
Se ti capita di riconoscerti in uno scatto, non pensarlo come qualcosa di invadente.
Pensalo come un frammento salvato. Niente di più, niente di meno.

Carnevale a Sinnai Pentolaccia, visto da dietro l’obiettivo
Riguardando le foto, a casa, ho avuto una sensazione strana.
Non erano perfette. Alcune erano anche tecnicamente discutibili. Ma funzionavano.
Perché raccontavano qualcosa.
Il Carnevale a Sinnai Pentolaccia, oggi, per me non è stato un evento da documentare. È stato un esercizio di libertà fotografica.
Un modo per uscire da quel loop in cui cerchi sempre la foto “giusta”, quella che piace, quella che performa.
Qui no.
Qui ho lasciato spazio all’errore, all’istinto, alla curiosità.
E forse è proprio questo che rende certe immagini più vive.
Riepilogando (senza fare troppo ordine)
Sono arrivato senza aspettative.
Ho cambiato lente, idea, ritmo.
Ho fotografato senza voler dimostrare nulla.
E alla fine mi sono portato a casa qualcosa che non è solo una serie di scatti.
È una sensazione.
Se anche tu fotografi – o semplicemente guardi – prova ogni tanto a cambiare approccio. Anche solo per un giorno. Anche solo per un evento.
Il Carnevale a Sinnai Pentolaccia, per me, è stato questo:
un piccolo cambio di direzione.
Se ti va, nei prossimi giorni pubblicherò anche una versione più “reportage”, fatta con il 35 mm f1.2. Più pulita, più classica.
Ma questa… questa è quella che sento di più.
Se vuoi, scrivimi.
Se ti sei visto in una foto, dimmelo.
Se stai cercando il tuo modo di fotografare, magari ne parliamo.
A presto.
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