Progetto Famolostrano
Non nasce per mostrare fotografie.
Nasce per fermare quello che rischia di sparire.
Progetto Famolostrano: ci sono luoghi che cambiano senza fare rumore.
Tradizioni che resistono per poco.
Persone che attraversano una strada, una festa, una processione… e poi spariscono dentro il tempo.
Famolostrano nasce da qui.
Dal bisogno di osservare.
Di rallentare.
Di raccontare ciò che spesso passa inosservato.
Non è un portfolio fotografico classico.
Non è una raccolta di immagini perfette.
E non cerca di esserlo.
Famolostrano è un progetto indipendente di narrazione visiva.
Un archivio contemporaneo fatto di reportage, tradizioni popolari, street photography, silenzi, memoria e dettagli umani.
Come è nato il progetto Famolostrano?
È partito tutto quasi per caso.
Avevo semplicemente voglia di mettere online le fotografie della mia vita: gli anni di lavoro tra Maldive e Africa, i viaggi per lavoro, quelli per divertimento e tutto quello che incontravo nel mezzo.
Piano piano Famolostrano è diventato una specie di diario. C’erano le mie fotografie, qualche racconto, ricette e un po’ di tutto quello che faceva parte della mia vita.
Poi è cambiato ancora.
Negli anni si è trasformato sempre di più in una narrazione fotografica delle tradizioni della Sardegna. Non mi interessano le fotografie “da copertina”: mi interessa raccontare quello che vedo, le persone che incontro e quello che succede davanti alla mia macchina fotografica.
Credo che oggi siano rimasti pochi blog personali ancora attivi con questo spirito: andare, vedere, fotografare e poi raccontare.
Famolostrano, alla fine, è diventato questo.
Hai intenzione di cambiare strada?
No, assolutamente no.
Anzi, credo che Famolostrano rimarrà più o meno così come lo vedete oggi.
Continuerò probabilmente a caricare qualche piccolo evento, qualche uscita fotografica e qualche storia che avrò voglia di conservare qui.
Ma il progetto Famolostrano, nato quasi per caso tanti anni fa, credo sia arrivato vicino al suo capolinea. E non lo dico necessariamente con tristezza.
Continuerò ad andare in giro, continuerò a fotografare e continuerò a pubblicare sui social.
Semplicemente, penso sia arrivato il momento di lasciare questo sito così com’è: una fotografia, anche lui, di questi anni.
Vai a fotografare da solo o con un gruppo?
Ottima domanda.
Per anni sono stato abbastanza solitario. E credo succeda a molti fotografi: esci da solo, fai le tue fotografie, conosci persone, incontri altri fotografi, parli con tutti… ma alla fine sei tu e la tua macchina fotografica.
Negli ultimi anni forse ho capito che mi sbagliavo un po’.
Ho conosciuto persone con cui faccio uscite fotografiche e devo dire che mi piace.
Fotografare in gruppo può essere più difficile. Bisogna essere affiatati e, soprattutto, non stare tutti appiccicati nello stesso punto a fare la stessa fotografia.
Ognuno deve andare per conto suo, vedere quello che vuole vedere e poi ritrovarsi.
Perché una delle parti più belle arriva anche dopo: sedersi insieme, bere qualcosa, ridere, scherzare, guardare le fotografie degli altri e scoprire che eravamo tutti nello stesso posto, ma ognuno ha visto qualcosa di diverso.
Perché vuoi “congelare” Famolostrano?
Questa è molto più difficile da spiegare.
Le fotografie che ho pubblicato qui sono sempre state liberamente scaricabili e condivisibili. Non ho mai costruito Famolostrano per vendere fotografie a 3, 4 o 5 euro. Non mi interessa.
Il sito tiene traccia, in maniera anonima, dei download delle immagini. E sono veramente tanti.
La cosa che mi ha lasciato un po’ di amarezza è un’altra: in tutti questi anni non ricordo quasi nessuno che abbia pubblicato una mia fotografia scrivendo semplicemente da dove provenisse.
Ho ritrovato mie immagini su blog, pagine e contenuti dedicati agli stessi eventi che avevo fotografato. Scaricate e messe lì.
E trovo questa cosa un po’ strana.
Parliamo continuamente di tradizioni, territorio, cultura e condivisione. Poi qualcuno trova una fotografia che racconta proprio quella tradizione, la scarica gratuitamente e sembra quasi difficile aggiungere due parole: Foto: Famolostrano.
Non cerco vendite e non è una questione economica. Le fotografie le ho messe a disposizione proprio perché voglio che circolino.
Ma condividere significa anche riconoscere il lavoro di chi quella mattina ha preso la macchina fotografica, è partito, è arrivato sul posto, ha conosciuto le persone, ha fotografato, selezionato le immagini e infine le ha pubblicate.
Sono un fotografo professionista, ho una partita IVA e so bene quanto vale il lavoro dietro una fotografia. Qui ho scelto consapevolmente di regalarlo.
Forse proprio per questo un semplice “Foto: Famolostrano” non mi sembra chiedere troppo.
Usi l’intelligenza artificiale?
Sì e No
Ma non nelle fotografie che pubblico su Famolostrano.
Scrivo tantissimo e, soprattutto quando vado di fretta, scrivo anche male. Uso l’intelligenza artificiale per aiutarmi a controllare errori di ortografia, sintassi o per sistemare un testo che magari ho scritto troppo velocemente.
Nel mio lavoro la utilizzo anche per altre cose.
Ma le fotografie di questo blog no.
Quelle sono fotografie.
Posso utilizzare i miei preset e fare il normale lavoro sulla fotografia, ma non utilizzo l’IA per cambiare persone, aggiungere qualcosa che non c’era o trasformare quello che ho fotografato.
La persona che vedete era lì.
Il paesaggio era quello.
Quel momento è successo.
Ed è proprio questo il punto.
Magari fra vent’anni una delle persone presenti in queste fotografie si riconoscerà. E forse allora questa immagine avrà molto più valore di quanto ne abbia oggi.
Che macchina fotografica e che attrezzatura usi?
Uso Fujifilm.
Gran parte del progetto Famolostrano è stato fotografato con diverse Fuji. Sono partito dalla X-Pro1 e oggi utilizzo principalmente una Fujifilm X-T5.
Come obiettivi preferisco soprattutto le focali fisse.
Ho utilizzato molto il 23mm e poi il 18mm e il 16mm. Per alcuni eventi ho lavorato anche con il 70–300mm, anche se è un tipo di focale un po’ più distante dal mio modo di fotografare.
Mi piace stare dentro quello che succede.
Preferisco avvicinarmi, parlare con le persone e vivere quello che sto fotografando piuttosto che osservarlo da cento metri di distanza.
Come gestisci privacy e diritti delle persone che fotografi?
È un argomento importante e non credo possa essere liquidato con due parole.
Famolostrano non nasce come archivio per la vendita delle fotografie. È un progetto di narrazione fotografica e documentazione: racconto eventi, tradizioni, luoghi e persone attraverso testi e immagini.
Questo, però, non significa dimenticarsi delle persone.
Ci sono momenti che scelgo di non fotografare o di non pubblicare. Durante una vestizione, una cerimonia o una situazione particolarmente personale, per esempio, può esserci qualcosa che tecnicamente potrei fotografare ma che semplicemente ritengo non sia giusto mostrare.
Prima delle regole viene anche il buon senso.
Dietro ogni fotografia c’è una persona, e per me questo conta.
Come ti approcci alle persone quando fotografi?
Questa mi piace.
Io arrivo, saluto, sorrido, parlo e spesso faccio anche casino.
Non sono il fotografo che si mette a cinquanta metri con un teleobiettivo, fotografa qualcuno senza farsi vedere e poi torna a casa.
Non è il mio modo di fotografare.
Mi piace entrare nella situazione, conoscere le persone e far capire che sono lì e che sto fotografando.
Molto spesso basta uno sguardo. Altre volte si parla, si scherza, si chiede. E quando qualcuno si lascia fotografare, spesso alla fine dico semplicemente grazie.
Perché mi sembra giusto.
Non voglio che qualcuno, vedendo una mia fotografia, possa pensare: “Non mi ero nemmeno accorto che fosse lì”.
Preferisco l’esatto contrario.
Sapevi che ero lì. Io sapevo che tu eri lì. Per qualche secondo ci siamo incontrati. E quella fotografia è rimasta.
Quindi non aggiornerai più Famolostrano?
Non proprio.
Non voglio mettere una parola “fine”, perché sarebbe anche abbastanza ironico per un progetto nato senza sapere dove sarebbe andato.
Probabilmente Famolostrano non verrà più aggiornato con la stessa frequenza. Ma se domani esco, incontro qualcosa che vale la pena raccontare e torno a casa con una fotografia che voglio conservare qui, la pubblicherò.
Continuerò a fotografare. Continuerò a girare. Continuerò a mettere fotografie sui social.
Solo che non sento più l’obbligo di trasformare ogni uscita in un articolo o ogni fotografia in un nuovo contenuto.
Forse Famolostrano non sta chiudendo.
Ha semplicemente smesso di avere fretta.

La fotografia, da sola, non basta.
Per questo qui le immagini convivono con parole, pensieri, riflessioni e frammenti di realtà.
Alcune fotografie raccontano una festa.
Altre raccontano una stanchezza.
Altre ancora il silenzio prima di una celebrazione.
La Sardegna è spesso presente.
Non quella da cartolina.
Ma quella vissuta.
Quella che resiste nelle strade, nelle mani, nelle chiese, nei paesi e nei volti delle persone.

Progetto Famolostrano è memoria contemporanea.
Un luogo dove fotografia e racconto si incontrano senza costruzioni troppo perfette.
Qui dentro convivono:
- reportage fotografici
- tradizioni popolari sarde
- street photography
- riflessioni fotografiche
- immagini in bianco e nero
- fotografie di viaggio
- Fujifilm Recipes
- dettagli quotidiani
- cultura visiva
Ogni contenuto nasce da un’esperienza reale.
Da un momento vissuto.
Da qualcosa che esiste davvero.

Perché “Famolostrano”?
Perché spesso le cose più vere non sono perfette.
Sono storte.
Silenziose.
Impulsive.
A volte persino scomode.
Eppure restano.
Famolostrano prova a fare questo:
trasformare immagini e parole in qualcosa che continui a vivere anche dopo lo scatto.
