Giro delle sette Chiese, passi lenti tra ombra e luce
Giro delle sette Chiese. Me lo ricordo così: un passo dietro l’altro, il suono delle scarpe sull’asfalto umido e quella sensazione strana — come se stessi entrando in qualcosa che non mi appartiene del tutto, ma che mi accoglie lo stesso. Non era la prima processione che fotografavo a Cagliari, ma quella sera… no, quella sera aveva un ritmo diverso. Più lento. Più umano. Più vero.
Avevo la macchina al collo, la solita. Ma già sapevo che non sarebbero state foto “pulite”. E forse era proprio questo il punto.
Quando la città cambia pelle (e tu te ne accorgi troppo tardi)
Cagliari, di solito, la conosco bene. Le stesse strade, gli stessi bar, gli stessi rumori. Ma durante il Giro delle sette Chiese… cambia. Non di colpo, non in modo teatrale. Cambia piano. Quasi in silenzio.
Le vie strette diventano corridoi di attesa. I vicoli — quelli che attraversi senza pensarci — si riempiono di persone ferme, occhi bassi, qualcuno che sussurra una preghiera, qualcun altro che guarda e basta.
E poi arriva lui. Il simulacro di Sant’Efisio.
Non serve dire molto. Lo senti prima ancora di vederlo.
Le luci tremolano appena, i canti si alzano ma senza invadere. È una presenza. Non spettacolare, no. Piuttosto… densa.
E io lì, in mezzo. A fotografare, ma anche a farmi attraversare.

Fotografare senza cercare la perfezione
Questa volta non ho inseguito la nitidezza. Non mi interessava.
ISO alti 12800, grana evidente, dettagli che si perdono. E va bene così. Anzi, meglio così.
Ho usato il 23mm sulla mia X-T5, ma è un dettaglio tecnico che, sinceramente, conta poco. Perché quando sei lì dentro — davvero dentro — non stai pensando all’attrezzatura.
Stai reagendo.
A una mano che si stringe.
A un volto illuminato a metà.
A un passo che rallenta senza motivo.
Le foto che ne escono sono… imperfette. Alcune mosse, altre rumorose, altre ancora quasi sbagliate. Ma sono vere.
E sono esattamente quello che vedresti anche tu, se fossi lì accanto a me.

Non solo fede: la presenza delle persone
C’è una cosa che mi colpisce ogni anno.
Non sono solo i fedeli.
Ci sono quelli che osservano da lontano. Quelli che passavano per caso e si sono fermati. Quelli che non credono, ma restano comunque.
E poi ci sono quelli che lavorano.
Sì, perché mentre tutto scorre lento, qualcuno tiene insieme il resto. La pulizia, l’organizzazione, i dettagli invisibili. Senza di loro, niente funzionerebbe davvero.
E allora, mentre scatto, mi viene spontaneo includerli. Non per fare “reportage”, ma per rispetto. Perché fanno parte della scena, anche se nessuno li guarda davvero.

Un rito antico che continua a respirare
Un po’ di storia serve. Non tanto per fare i bravi, ma per capire cosa stiamo guardando.
Le origini del Giro delle sette Chiese risalgono al XVIII secolo. C’è un poema, scritto in sardo logudorese, che racconta di un’apparizione di Sant’Efisio nel Portico Lamarmora. Pare abbia fermato un uomo deciso ad avvelenare le acquasantiere.
Un’altra versione, raccontata da Giovanni Spano nell’Ottocento, parla invece di un sogno. Il santo che avvisa il viceré Pallavicino di un tentativo di avvelenamento dei pozzi a Castello.
Due storie diverse. Stesso punto: protezione.
Da allora, ogni Giovedì Santo, la città rinnova questo gesto. Il simulacro attraversa Cagliari, vestito a lutto. Si ferma in sette chiese. E ogni sosta è un respiro.
Non è una rievocazione. È qualcosa che continua.

Ma queste foto… a cosa servono davvero?
Me lo chiedo spesso.
A documentare? Sì, anche.
A raccontare? Forse.
Ma la verità è che fotografo per ricordare. Non per vedere subito, ma per riguardare dopo. Tra anni magari.
Come quella Via Crucis a Iglesias nel 2017. All’epoca non ci pensi. Scatti e basta. Poi un giorno riapri quelle immagini… e ti tornano addosso.
L’odore. Il silenzio. Il freddo.
E capisci che non erano foto perfette. Erano pezzi di tempo.

“Ma devo essere credente per viverlo davvero?”
Domanda legittima. Me la sono fatta anche io.
La risposta è no. O meglio — non necessariamente.
Il Giro delle sette Chiese non ti chiede un’etichetta. Non ti chiede di appartenere.
Ti chiede solo di esserci.
Di camminare piano. Di guardare senza fretta. Di accettare che non tutto deve essere capito subito.
E anche da fuori, anche con uno sguardo più distaccato, qualcosa arriva. Sempre.

Il Giro delle sette Chiese oggi, tra memoria e fotografia
Oggi viviamo tutto più veloce. Scrolliamo, passiamo oltre, dimentichiamo.
Eppure il Giro delle sette Chiese resiste. Non si adatta ai ritmi moderni. Non li segue.
Rimane lento.
E forse è proprio per questo che fotografarlo diventa importante. Non per “fare contenuto”, ma per trattenere qualcosa che altrimenti scivola via.
La fotografia, qui, non è protagonista. È testimone.
Sta un passo indietro.
E racconta senza urlare.

Riepilogando (anche se non mi piace fare riepiloghi)
Il Giro delle sette Chiese non è solo una processione. È un attraversamento.
Della città, certo. Ma anche di qualcosa di più sottile.
Io ci torno ogni anno, con la macchina fotografica e con qualche dubbio in meno. O forse qualcuno in più, non lo so.
Se ti capita di esserci — davvero esserci — lascia perdere per un attimo la perfezione. Guarda, ascolta, rallenta.
E se poi ti va, scrivimi. Raccontami cosa hai visto tu.
Perché alla fine, ogni Giro delle sette Chiese è diverso. Anche se sembra sempre lo stesso.
Itinerario del percorso Giro delle sette Chiese Cagliari
- Partenza: Chiesa di Sant’Efisio
- Chiesa di Sant’Antonio Abate
- Chiesa Madonna della Pietà
- Basilica Magistrale Mauriziana di Santa Croce
- Portico delle Anime (Via Alberto Lamarmora)
- Il Santuario dei Martiri – Cripta della Cattedrale
- Chiesa di San Giovanni
- Oratorio del Santissimo Crocifisso
- Crèsia de Santu Miali – Chiesa di San Michele
- Chiesa Collegiata di Sant’Anna
- Arrivo: Chiesa di Sant’Efisio
Dettagli del tragitto:
- Distanza totale: Circa 3,7 km
Puoi seguire le indicazioni passo-passo e visualizzare l’intero percorso direttamente su Google Maps cliccando su questo link: Percorso su Google Maps.






























































































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