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Carnevale a Macomer
Carnevale a Macomer 🎭 : un viaggio tra maschere, pioggia e passione
Carnevale a Macomer, meglio conosciuto come Carrasegare in Macumere, è uno spettacolo che ogni fotografo dovrebbe vivere almeno una volta nella vita. 📸✨
Non importa se piove, se la strada è lunga o se il tempo sembra non essere dalla tua parte. Lo sapevo fin dal primo momento in cui ho deciso di partire dalla mia base operativa di Assemini, con la macchina carica di attrezzatura e una voglia irrefrenabile di catturare ogni dettaglio.
Il viaggio è stato lungo, il cielo grigio e la pioggia battente mi hanno fatto dubitare più volte della mia scelta. Ma chi ama la fotografia sa che l’inaspettato è il vero ingrediente per scatti memorabili. E così, dopo un’ora e mezza di strada e qualche tappa strategica, sono arrivato a Macomer, pronto a immergermi in un universo di colori, suoni e antiche tradizioni.
Sapevo che il segreto per catturare l’essenza di un evento come questo non era solo nel fotografare la sfilata, ma nel cogliere l’attimo magico della vestizione delle maschere. È lì che la magia prende forma, dove il passato e il presente si intrecciano tra mani esperte che allacciano cinture di campanacci e visi che si celano dietro intagli di legno scuro.
Indice: Carnevale a Macomer meglio conosciuto come “Carrasegare in Macumere”
🎭 Carnevale a Macomer meglio conosciuto come “Carrasegare in Macumere”
🇸🇮 Drustvo Korant Podvinci (Slovenia)
In Slovenia, il carnevale (pust) è una festa radicata nelle tradizioni più antiche, un ponte tra passato e presente. Tra le sue maschere più iconiche c’è il Kurent (o Korant), una figura ancestrale, demoniaca e propiziatoria, legata ai riti pagani della fertilità e della rinascita primaverile.
Il Kurent è un vero e proprio scacciatore d’inverno. Coperto da una pesante pelle di pecora, con un copricapo decorato con corna, piume e nastri colorati, porta sul volto una maschera di cuoio con un lungo naso e una lingua rossa sporgente. Il suo segreto? Un’imponente cintura di campanacci che, con il fragore dei suoi salti e danze frenetiche, allontana gli spiriti maligni e annuncia la primavera.
Accanto a lui, il diavolo Tejfl, figura oscura e misteriosa, veglia sul gruppo. Con un piccolo forcone e un campanello, è lui il guardiano della festa, il simbolo della lotta tra luce e oscurità, tra ordine e caos.














👹 Boes e Merdules (Ottana, Sardegna)
Il Carnevale di Ottana è una danza di suoni e simboli, dove il confine tra uomo e animale si fa sottile. I Boes, con le loro maschere di legno raffiguranti tori possenti, portano sulle spalle pesanti campanacci e si muovono in modo irregolare, ribellandosi al controllo dei Merdules, uomini dal volto deformato che cercano di domarli.
Questa rappresentazione richiama la lotta tra istinto e ragione, tra natura selvaggia e dominio dell’uomo.
Ad accompagnarli, c’è Sa Filonzana, l’incarnazione del destino. Avvolta in un abito nero, fila la lana con un gesto lento e inesorabile, pronta a recidere il filo della vita con un taglio secco della forbice.










🐐 Mamutzones de Samugheo (Samugheo, Sardegna)
Il Mamutzone è il custode del silenzio. Vestito di pelli di capra, con il volto annerito dal sughero bruciato e una maschera sgraziata, porta sulle spalle campanacci che risuonano a ogni movimento.
Ma il vero protagonista è S’Urtzu, la bestia sacrificale. Trattenuto da Su Omadore, il suo guardiano, lotta, cade a terra, si rialza. È il simbolo della natura che muore per poi rinascere, del sacrificio e della rigenerazione.
Questa processione di corpi che si scontrano, saltano e danzano riporta alla memoria i riti dionisiaci, dove la trance collettiva era la chiave per entrare in comunione con il divino.












Maimones, Murronarzos e Intintos di Olza
Maimones, Murronarzos e Intintos sono maschere tradizionali del Carnevale di Olzai, un piccolo paese della Barbagia, in Sardegna. Queste maschere fanno parte delle antiche rappresentazioni carnevalesche sarde, caratterizzate da forti richiami alla cultura agro-pastorale e a rituali ancestrali.






🏴 Donna Zenobia (Macomer, Sardegna)
Misteriosa, inquietante e al tempo stesso benevola. Donna Zenobia è una maschera dalla doppia natura: può apparire con un volto rotondo e grottesco o con un’espressione affilata e austera.
La sua apparizione è legata ai fuochi di Sant’Antonio e alla fine del carnevale. Distribuisce piccoli doni ai bambini, ma può anche giocare brutti scherzi. È l’anima antica di Macomer, una figura enigmatica che incarna il ciclo della vita e della morte.









👿 S’Ainu Orriadore (Scano di Montiferro, Sardegna)
Si dice che il suo richiamo annunci la morte. S’Ainu Orriadore, con il volto coperto da un bacino d’animale e un mantello bianco e nero, è il fantasma che si aggira tra le vie del paese ululando nella notte.
Il suo suono è un misto di lamenti, stridio di catene e campanacci, capace di incutere timore anche ai più scettici. Realtà o leggenda? Ancora oggi, c’è chi giura di averlo visto.









😺 Maschera a Gattu e Maimone (Sarule, Sardegna)
A Sarule il carnevale si tinge di mistero. La Maschera a Gattu è elegante e simbolica: una fascia rossa per rappresentare il matrimonio, un velo nero per il lutto, una copertina bianca per la purezza.
Ma ciò che la rende unica è il suo anonimato: le gonne indossate al contrario nascondono i ricami, rendendo impossibile riconoscere chi si cela dietro il travestimento.
Accanto a lei, Su Maimone, antico portatore di buon auspicio, un tempo trainato su un carro per propiziare abbondanza e piogge.








🎶 Sa Sortilla ‘e Tumbarinos (Gavoi, Sardegna)
A Gavoi, più che travestirsi, ci si maschera con il suono. Il carnevale qui è una festa di musica e ritmo, con i Tumbarinosche percuotono tamburi e strumenti tradizionali, accompagnati da balli e canti.
La celebrazione si chiude con il rogo del fantoccio Zizzarone, simbolo della fine dei festeggiamenti e del passaggio verso la Quaresima.









☠️ S’Accabadora Pianalzesa (Planargia, Sardegna)
Nera, silenziosa e carica di mistero. S’Accabadora è la donna che un tempo, secondo la leggenda, portava la morte misericordiosa ai malati terminali.
La sua maschera di cuoio, il martello su mazzuccu, il piccolo giogo alla cintura… tutto racconta un rituale antico, un passaggio dalla vita alla morte carico di significato e rispetto.
Un’inquietante figura che, ancora oggi, suscita fascinazione e timore.

















🎭 Su Carrasegare Osincu (Bosa, Sardegna)
A Bosa il carnevale è un gioco di contrasti. Di giorno, S’Attittidu, la maschera in lutto, vaga con un bambolotto in braccio chiedendo un po’ di latte per tenere in vita il carnevale morente.
Di notte, tutto cambia: le maschere bianche di Giolzi prendono il sopravvento, illuminando la città con lanterne e candele, in un rito che culmina nei grandi roghi, dove il carnevale viene simbolicamente bruciato per rinascere l’anno successivo.









🔥 Su Bundhu (Orani, Sardegna)
Metà uomo, metà bestia, Su Bundhu è la maschera agricola per eccellenza. Con un forcone di legno, imita il rito della semina, vestito con gli abiti tipici del contadino barbaricino.
Accanto a lui, Su Maimone, lo spirito della pioggia, con il volto coperto da una maschera in sughero e il corpo avvolto in pelli di vari animali.
Insieme, rappresentano la speranza della fertilità e della rinascita della terra.
Queste sono solo alcune delle maschere che rendono il Carrasegare in Macumere un evento straordinario. Ogni figura racconta una storia, ogni danza racchiude un significato. Non è solo un carnevale, è un viaggio nel tempo. 🎭🔥












📸 Il dietro le quinte: emozioni, scatti e momenti irripetibili
Essere lì, in mezzo alla folla, sentire il suono dei campanacci rimbombare nel petto, osservare i volti dei turisti stupiti e quelli dei bambini un po’ impauriti… è un’esperienza che va oltre la fotografia.
Avrei potuto fare foto migliori? Forse. Ma la vera bellezza non è solo nello scatto perfetto, è nel vivere l’evento, nel condividere un bicchiere di vino con chi rende tutto questo possibile. Perché il Carrasegare in Macumere non è solo un carnevale, è un rito che attraversa il tempo, un ponte tra passato e presente, una storia che continua a essere scritta attraverso ogni maschera, ogni danza, ogni battito di tamburo.
🫸🏻 Reportage fotografico 🫷🏻
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Ci vediamo tra le maschere! 🎭🔥
📍Dove si trova l’evento
📌 Il consiglio del fotografo
Se vuoi scattare foto davvero uniche, arriva almeno due ore prima dell’inizio della sfilata. Questo ti permetterà di osservare da vicino i dettagli della vestizione e, se sei fortunato, di scambiare due parole con chi porta avanti questa tradizione secolare.
Ma non dare nulla per scontato. Non tutti i gruppi permettono di avvicinarsi, non tutti gradiscono essere fotografati senza permesso. Qui non si tratta solo di fare scatti belli, ma di rispettare un rituale.
Ed è proprio questo il bello: le maschere non sono solo costumi, sono anime che raccontano storie antiche, personaggi che prendono vita tra il suono dei campanacci e il ritmo incessante dei tamburi.
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Bella ed interessante descrizione di questo evento con gli scatti sempre molto personali. Il bello della fotografia è proprio questo. Nessuno ti può obbligare a seguire delle regole, ognuno libero di interpretare ciò che vede, poi può piacere oppure no. Questi tuoi scatti sono quello che osserva la gente comune con i propri occhi senza filtri e senza elaborazione. Complimenti come sempre amico mio. Ci vediamo presto per vivere nuove esperienze con gli altri Moschettieri. Marco Graziano.
Caro Marco,
Grazie mille per queste bellissime parole! Hai proprio centrato il punto quando parli della libertà nella fotografia – è proprio questo che la rende così speciale, no?
Mi fa super piacere che hai colto l’aspetto “genuino” degli scatti, quello che mostra la realtà proprio come la vediamo tutti i giorni. Sai che ci tengo a mantenere questa autenticità!
Non vedo l’ora di ritrovarci con tutti i Moschettieri per altre avventure insieme. Sai che con voi è sempre una festa!
Un abbraccione,
Davide