Ardia di Sedilo 2025
Ardia di Sedilo 2025, solo a scriverlo sento il tamburo nel petto, per la settima volta, era lì, come sempre, con la macchina fotografica a un passo dal cuore e le scarpe affondate nella polvere. Famolostrano – il suo progetto fotografico, ormai riconoscibile per quella capacità rara di stare dentro le cose senza disturbare – ha immortalato anche quest’anno la corsa più intensa della Sardegna.
Ogni anno è diverso, ma ogni anno c’è quel tremolio. Lo senti proprio lì, tra stomaco e sterno, quando il primo cavaliere organizza la discesa, quando la gente trattiene il fiato e le reti metalliche sembrano vibrare per conto loro.
Lo ha scritto anche qualche anno fa: “C’è un fremito nell’aria, che non ha suono, ma ti scava dentro.”
Davide Baraldi lo conosce bene, quel fremito. Lo cerca con lo sguardo, lo rincorre con l’obiettivo. Non è lì per “scattare” Ardia di Sedilo 2025, è lì per sentirla. E farcela sentire, poi, attraverso un’immagine.
La settima volta non è ripetizione: è radicamento. Ogni edizione, un angolo nuovo. Ogni curva, un’ombra diversa. Ogni volto, una storia non ancora raccontata.
E lui lo sa. Non ha bisogno di aggiustare luci o chiedere pose. Famolostrano nasce proprio così: con l’ambizione di narrare la Sardegna vera, quella che non si trucca prima della foto, quella che si lascia guardare solo se la guardi con rispetto.
Quest’anno, l’Ardia è stata ancora più aspra. Più intensa. Più ruvida, forse. Il sole batteva forte, il caldo piegava le ginocchia. Eppure, ho scelto di stare basso, quasi a livello zoccolo, per prendere il galoppo dalla terra, non dall’alto.
In uno scatto, che resterà secondo me come uno dei suoi più forti, si vede il muso di un cavallo e dietro, sfocata, la statua di San Costantino. Non è una foto da brochure turistica, è una visione.

A modo mio Ardia di Sedilo 2025
Famolostrano non è una serie di scatti. È un modo di stare nel mondo. È la fotografia come gesto di ascolto, come direbbe Baraldi. Con base in Sardegna, questo progetto indipendente nasce dalla volontà di Davide Baraldi di raccontare le tradizioni non come folklore da esportazione, ma come verità viva, quotidiana.
Baraldi non costruisce. Non dirige. Non interrompe.
Lascia che le cose accadano. Poi le osserva.
Ed è lì che scatta.
E l’Ardia, in questo, è il teatro perfetto. Un luogo dove la tensione è talmente densa che la puoi quasi toccare, dove la fede si mescola al sudore, e la devozione diventa corsa, rumore, adrenalina.

📸 Autenticità – Ogni immagine è colta sul filo, nel mezzo del caos, senza trucco.
💥 Contrasto emotivo – C’è sempre una tensione tra sacro e selvaggio.
🔀 Nessun filtro – Letteralmente. Davide Baraldi fotografo non edulcora la realtà, la mostra com’è.
👁 Empatia visiva – I suoi ritratti ti guardano, non il contrario.
🔥 Racconto – Non sono mai “belle foto”. Sono pezzi di una storia più grande
Eh, bella domanda.
La risposta è semplice: ogni Ardia è una prima volta.
Anche quest’anno, anche nel duemilaventicinque, c’era quella sensazione che non cambia mai. Il profumo di polvere calda, i cavalli che scalpitano, la gente che si arrampica dove può pur di vedere.
E Davide, come sempre, era lì. Non per ripetere. Ma per scoprire.
Perché la tradizione, quella vera, è come una madre: ogni volta ti racconta qualcosa che avevi dimenticato.
Nel feed saturo dei social, l’Ardia potrebbe finire schiacciata tra un reel di moda e una pubblicità di materassi. Ma le immagini di Famolostrano no.
Restano.
Sono lente, viscerali, sporche e bellissime.
Davide Baraldi riesce a fermare il tempo, non perché congela l’azione, ma perché ti mette dentro l’azione.
Guardare un suo scatto è un po’ come sentire un tuono da lontano: anche se sei al sicuro, ti fa sussultare.
Ardia di Sedilo non è un evento da fotografare. È un rito da rispettare.
E Davide Baraldi, con il suo sguardo delicato e profondo, ce lo ricorda da sette anni. Ogni volta con nuovi occhi. Ogni volta col cuore.
Il progetto Famolostrano continua così, a collezionare frammenti di Sardegna vera, uno scatto alla volta.
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Oppure scrivici se vuoi sapere com’è davvero l’Ardia, vista attraverso gli occhi di chi sa raccontarla.
