"No vabbè… ma davvero stai guardando le mie foto dal cellulare? Dai, non ci posso credere! Aprile su uno schermo grande, su… fai il bravo!"

Giubileo Diocesano delle Confraternite di Iglesias
Giubileo Diocesano delle Confraternite di Iglesias
Il Giubileo Diocesano della Confraternita di Iglesias è un nome talmente lungo, un evento così particolare, che è difficile narrarlo, è difficile trasmetterlo. È difficile farlo capire.
Spesso mi dicono che le mie foto sono quasi tutte di chiesa, di eventi religiosi. Il mio progetto nasce fondamentalmente per condividere quello che faccio: le mie fotografie, il mio stile, che piaccia o meno.
Certamente non sono il fotografo che cerca il ritratto perfetto. Anzi, tutt’altro. Infatti, mi definisco un narratore digitale. Le foto che faccio e che condivido raccontano l’evento stesso, così come lo vedono gli occhi di chi partecipa, e sicuramente anche di chi quell’evento lo fa.
Le mie fotografie sono in bianco e nero, e molti mi hanno chiesto: “Perché?”
Perché queste foto non devono avere tempo.
Non devono avere distrazioni.
Le fotografie che faccio sono piene di particolari.
Molti mi hanno detto: “Ah, ma tu hai un popup sul sito che dice di guardarle dal computer.”
Sì, è vero. Perché le fotografie sono un po’ come leggere un libro.
Sì, lo possiamo leggere su un reader, ed è la stessa cosa…
Ma leggere un libro di carta è una sensazione diversa.
Le fotografie devono trasmettere qualcosa di differente.
In ogni mia fotografia, chi ha voglia di zoomare, vedrà volti, espressioni, livelli di persone, ognuna con un’espressione diversa.
Non dimentichiamoci che siamo umani.
Queste fotografie, in questo articolo, raccontano un evento che non avevo mai visto, per quanti ne ho già fotografati.
Una frase che avrete già sentito, ma questa volta vedere l’Arciconfraternita di Iglesias, e soprattutto le Addolorate – che normalmente si vedono solo durante la Settimana Santa – è stato qualcosa di unico.
Un evento… caldo.
Molto caldo – qui in Sardegna intendo nella temperatura, logicamente – ed è fantastico vedere una cosa del genere: che cammina nelle strade semideserte, con pochi fedeli, pochi turisti.
Proprio una cosa sentita.
E questa, forse, è la vera tradizione.
La tradizione è proprio qualcosa di diverso, qualcosa che va oltre.
Le mie fotografie le definisco semplici, ma non sono semplici.
Catturare un attimo, uno sguardo, un momento.
Passare con la macchina fotografica senza disturbare, e avere sempre un sorriso pronto per qualsiasi persona che mi guarda.
Scattare, sì, anche “rubare” un’immagine di un 125º di secondo.
Per me è importante.
È importante quanto leggere un libro, quanto camminare.
Per me è molto importante mantenere vive le tradizioni, anche al di fuori della giornata stessa.
E quindi, dico grazie a tutti quelli che guardano il mio sito – quasi tutti fuori dalla Sardegna – grazie a chi mi scrive.
E grazie a queste persone che, oltre a farsi fotografare, mantengono vive le tradizioni.
Soprattutto le tradizioni umane.
Questa che ho fotografato – anche se l’ho già scritto in altri articoli – va oltre tutto quello che ho mai visto o fotografato.
Per l’ambiente.
Per il silenzio.
Per le preghiere.
Per il Don che è venuto a parlarmi.
Per le Addolorate.
Per la Confraternita.
E soprattutto per tutti quelli che supportano questi eventi.
Non so se le mie foto ti piaceranno.
E onestamente… non fotografo per diventare virale, o per sentirmi dire “wow, che bella foto”.
Io fotografo per oggi.
Ma le mie fotografie devono essere viste tra tanto tempo.
Non so chi fotografo.
Non so né il nome né il cognome.
Non taggo.
Non dico nulla.
Sono un po’ come queste persone della Confraternita.
Le Addolorate lo fanno.
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