Kitesurf Capoterra

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Kitesurf Capoterra: i ballerini del vento a Maddalena Spiaggia

Ci sono giornate in cui vado a fotografare sapendo abbastanza bene cosa sto cercando e altre in cui è quello che accade davanti a me a suggerirmi dove guardare. Fotografare il kitesurf a Capoterra, a Maddalena Spiaggia, appartiene decisamente al secondo caso. Posso arrivare con una macchina fotografica, scegliere un obiettivo adatto e immaginare il tipo di fotografie che porterò a casa, ma appena le vele cominciano a muoversi davanti alla costa ogni previsione perde importanza. Rimango a guardare quei corpi che attraversano velocemente il mare, cercando di capire non tanto quale sarà il salto più spettacolare, quanto quale gesto riuscirà a raccontarmi qualcosa.

Con la Fujifilm X-T5 e il Fujinon XF 70-300mm posso seguire quello che accade parecchi metri più avanti, sull’acqua, senza avere bisogno di avvicinarmi. All’inizio prevale inevitabilmente la parte tecnica: seguire il soggetto, trovare l’inquadratura, mantenere la messa a fuoco, scegliere il tempo e cercare di intuire quando arriverà il salto. Dopo qualche minuto con l’occhio dentro il mirino, però, tutto questo diventa quasi automatico e cominci davvero a guardare. È proprio osservandoli che mi sono accorto di una cosa che ormai associo sempre al kitesurf: non vedo soltanto degli sportivi, vedo dei ballerini.

Fotografare il Kitesurf Capoterra a Maddalena Spiaggia

Maddalena Spiaggia, sul litorale di Capoterra, è uno di quei luoghi che il vento riesce a trasformare. Il mare cambia superficie, le vele cominciano a riempire il cielo e davanti alla costa compaiono figure che corrono sull’acqua seguendo traiettorie che, viste dalla spiaggia, sembrano disegnate sul momento. All’inizio appare tutto veloce e quasi disordinato, ma basta fermarsi a osservare per accorgersi che esiste un ritmo. Ognuno cerca il proprio equilibrio, prende velocità, rallenta, cambia direzione, segue il vento e poi, improvvisamente, lascia l’acqua.

È soprattutto in quel momento che mi piace fotografare il kitesurf Capoterra. Attraverso il teleobiettivo la percezione della scena cambia completamente, perché tutto ciò che sta intorno può scomparire e il movimento rimane isolato dentro una piccola porzione di mare e di cielo. Un salto che dalla spiaggia sembra durare pochissimo, dentro il mirino acquista quasi un altro tempo. Vedo il corpo raccogliersi, la tavola inclinarsi, le gambe cambiare posizione e le braccia cercare continuamente un equilibrio. In alcuni istanti il mare rimane appena sul fondo dell’inquadratura e la figura sembra completamente sospesa, come se per un momento anche la gravità avesse deciso di concedergli qualcosa.

È probabilmente da qui che nasce l’immagine dei ballerini. Non perché ci sia qualcosa di preparato o perché chi sta in acqua cerchi un movimento elegante per essere fotografato, ma esattamente per il contrario. Nessuno sta eseguendo quei gesti per me e chi salta non sa quale sarà la mia inquadratura in quell’istante. Quella coreografia nasce mentre accade e non potrà essere ripetuta esattamente nello stesso modo: cambieranno il mare, la luce, la posizione del corpo e, soprattutto, cambierà il vento.

Kitesurf Capoterra
wave riding – freestyle tricks su flat-water – aerial tricks

Kitesurf Capoterra: una danza scritta dal vento

Il vento è forse la parte che più mi affascina quando fotografo il kitesurf Capoterra. È il vero protagonista di tutto ciò che succede davanti alla macchina fotografica, eppure è l’unica cosa che non posso mettere direttamente dentro una fotografia. Posso vedere una vela che si tende, la superficie del mare che cambia, gli spruzzi sollevati dalla tavola e un corpo che improvvisamente lascia l’acqua, ma quella forza continuerà a rimanere invisibile.

Eppure è lì.

Forse fotografare il kitesurf significa anche provare a raccontare qualcosa che non si vede attraverso ciò che riesce a muovere. La presenza del vento si ritrova nella tensione delle braccia, nell’inclinazione del busto, nella tavola che taglia la superficie e nella scia che rimane sull’acqua. La riconosco soprattutto in quel breve momento di sospensione in cui una persona si trova improvvisamente tra due spazi enormi: sotto il mare, sopra il cielo.

Il corpo e il vento

Quello che osservo attraverso il mirino assomiglia a un dialogo tra il corpo e qualcosa che non può essere afferrato. Chi pratica questo sport deve imparare a sentirlo, interpretarlo e capire quando assecondarlo o quando provare a sfruttarne la forza. Dalla spiaggia assisto soltanto al risultato di questo dialogo e provo a trasformarlo in un’immagine.

Probabilmente un kitesurfer guarda la stessa scena in maniera completamente diversa. Conosce le condizioni del vento, legge il mare, riconosce le figure, sa distinguere la difficoltà di un movimento e magari nota immediatamente errori che a me sfuggono. Non possiedo quella conoscenza e, fotograficamente, questa distanza mi lascia una certa libertà. Non devo necessariamente cercare il salto tecnicamente più difficile o quello più alto; posso lasciarmi attirare da una posizione del corpo, da una tavola inclinata in un certo modo, da una mano o da una figura piccolissima dentro un mare enorme.

Alla fine non sto cercando soltanto la prestazione. Sto cercando il gesto.

Kitesurfing Capoterra - Kitesurfing Capoterra 009
Kitesurfing Capoterra 009

Fotografare il gesto nel Kitesurf Capoterra

È qualcosa che ritorna spesso nel mio modo di fotografare. Mi interessa quello che fanno le persone quando non stanno facendo qualcosa per la macchina fotografica. Una mano, una postura, uno sguardo o un movimento apparentemente insignificante possono raccontarmi molto più di una scena costruita. Sapere che ciò che sto fotografando sarebbe accaduto nello stesso modo anche senza la mia presenza è una parte importante del mio modo di osservare.

Nel kitesurf questa sensazione è ancora più forte. Chi si trova in mare non posa, non aspetta il mio scatto e molto probabilmente non sa nemmeno che dalla spiaggia qualcuno lo sta seguendo attraverso un teleobiettivo. Continua a cercare il vento, prende velocità, salta, cade e riparte, mentre io rimango fuori da quella scena. Proprio questa distanza mi permette di osservare senza modificarla e di cercare qualcosa che appartenga davvero a quel momento.

Aspettare il salto

Seguendo a lungo lo stesso kitesurfer succede qualcosa di curioso: cominci quasi ad abituarti al suo movimento. Non significa imparare il kitesurf guardandolo attraverso un mirino, ma lentamente l’occhio riconosce alcuni cambiamenti. Una traiettoria diversa, il corpo che modifica posizione o la vela che si sposta diventano piccoli segnali. Poco alla volta nasce la sensazione che qualcosa stia per accadere e continui a seguirlo aspettando.

A volte non succede niente; in altre occasioni il salto arriva quando non sei pronto e lo perdi completamente. Esistono poi quei momenti in cui tutto sembra incontrarsi nello stesso istante: movimento, posizione, luce e inquadratura. Sono pochi fotogrammi in mezzo a molti altri e spesso non sono nemmeno quelli più spettacolari, ma quando torno a guardarli riconosco esattamente ciò che avevo visto.

Kitesurf Capoterra
Kitesurf Capoterra

Kitesurf Capoterra con Fujifilm X-T5 e 70-300mm

Per fotografare il kitesurf Capoterra utilizzo la Fujifilm X-T5 con il Fujinon XF 70-300mm, una combinazione che mi permette soprattutto di mantenere la distanza. Naturalmente il teleobiettivo serve ad avvicinare ciò che accade parecchi metri più avanti, ma per me il suo valore non si limita a questo. Mi permette di decidere quanto spazio lasciare intorno alla persona e, di conseguenza, quanto il paesaggio debba partecipare alla fotografia.

Posso stringere l’inquadratura fino a eliminare quasi completamente il mare e lasciare un corpo sospeso dentro il cielo, oppure fare esattamente il contrario e lasciare che la persona diventi una presenza piccolissima all’interno di uno spazio molto più grande. Sono due modi diversi di raccontare la stessa cosa. Nel primo caso mi interessa il gesto, la posizione del corpo, quasi il disegno che quella figura crea nell’inquadratura; nel secondo mi interessa il rapporto tra quella persona e tutto ciò che la circonda.

Fujifilm X-T5: la macchina rimane uno strumento

La Fujifilm X-T5 offre la velocità necessaria per seguire uno sport del genere. Autofocus, raffica e stabilizzazione sono certamente importanti quando il soggetto cambia continuamente posizione e tutto può accadere in pochissimo tempo. Dopo un po’, però, tendo quasi a dimenticarmi della macchina fotografica. La tecnologia risolve soltanto una parte del problema: può aiutarmi a seguire meglio un soggetto e aumentare le possibilità di ottenere un fotogramma tecnicamente corretto, ma non può decidere quale sia il momento che vale la pena raccontare.

Potrei tornare a casa con centinaia di fotografie perfettamente nitide senza avere quella che cercavo, mentre magari un’immagine meno spettacolare contiene esattamente quel piccolo gesto che mi aveva fatto premere il pulsante di scatto. Anche nella fotografia sportiva continuo quindi a pensare che osservare sia molto più importante che semplicemente inseguire l’azione. La velocità della macchina aiuta a non perdere un momento, ma prima bisogna essere capaci di riconoscerlo.

Il 70-300mm e la distanza dalla scena

C’è poi un’altra ragione per cui mi piace lavorare con il 70-300mm: mi consente di rimanere spettatore. Non devo entrare nello spazio di chi sto fotografando e non ho bisogno che qualcuno si accorga della mia presenza. Posso scegliere una persona lontana, seguirne il movimento e aspettare che qualcosa accada senza modificare in alcun modo la scena.

Questa distanza, che potrebbe sembrare semplicemente una necessità tecnica nella fotografia del kitesurf, per me diventa parte del modo di raccontarlo. Mi permette di osservare il gesto nel momento in cui nasce, senza chiedere nulla e senza costruire nulla. La fotografia arriva soltanto alla fine, quando ciò che volevo raccontare è già successo davanti ai miei occhi.

Kitesurf Capoterra - kitesurf capoterra DSCF7127
kitesurf capoterra DSCF7127

Kitesurf Capoterra e i ballerini del vento

Quando guardo il kitesurf Capoterra a Maddalena Spiaggia continuo a pensare alla danza. Forse perché entrambi hanno bisogno del corpo per trasformare qualcosa che non possiamo toccare in un movimento che possiamo vedere. Nella danza è la musica a suggerire un ritmo; qui è il vento, con una differenza importante: non mantiene il tempo, non ripete una sequenza e soprattutto non promette di comportarsi nello stesso modo un minuto dopo.

Chi sta sulla tavola deve continuamente adattarsi. Non può decidere tutto, perché una parte del movimento appartiene inevitabilmente al mare e all’aria. Proprio questa piccola perdita di controllo rende la scena così interessante da fotografare. C’è tecnica, certamente, ma c’è anche una relazione continua con qualcosa di imprevedibile, un equilibrio che sembra trovato e subito dopo deve essere cercato nuovamente.

Quando il Kitesurf Capoterra diventa danza

È qui che, almeno per me, il kitesurf smette per qualche istante di essere soltanto uno sport. Quando uno dei rider prende velocità e lascia la superficie, attraverso il mirino vedo il mare allontanarsi sotto i suoi piedi. Il corpo si raccoglie, cambia forma, ruota e cerca il proprio equilibrio mentre la vela rimane più in alto, qualche volta completamente fuori dalla mia inquadratura. Per una frazione di secondo quella persona sembra non appartenere più né all’acqua né alla terra.

Subito dopo torna inevitabilmente verso il mare, la tavola tocca nuovamente l’acqua e tutto ricomincia. Dentro la macchina fotografica, però, è rimasto quell’istante che nella realtà è durato pochissimo e che ora posso osservare con tutto il tempo che voglio.

È questo che continuo a cercare quando torno a fotografare il kitesurf Capoterra. Non soltanto la velocità, il salto o la spettacolarità di uno sport che offre inevitabilmente immagini bellissime, ma quel breve momento in cui un gesto atletico assume un’altra forma e davanti ai miei occhi diventa quasi una danza.

Maddalena Spiaggia rimane sullo sfondo, il mare diventa il palcoscenico e il vento, che nella fotografia non potrò mai vedere, continua a dirigere tutto. Dalla spiaggia posso soltanto osservare quella danza e aspettare il momento giusto per fotografarla, perché alla fine è questo che vedo quando guardo un kitesurfer sollevarsi sopra il mare di Capoterra: un ballerino che, per qualche secondo, riesce a danzare con il vento.

Le immagini pubblicate sono protette da diritti d’autore e sono liberamente scaricabili per uso personale e non commerciale.

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Famolostrano di Davide Baraldi
Famolostrano di Davide Baraldi

Davide Baraldi Narratore digitale e anima di Famolostrano, racconto il mondo attraverso la fotografia, catturando storie autentiche, emozioni sincere e dettagli nascosti.
Ogni scatto è un frammento di vita, un viaggio visivo che trasforma l’ordinario in straordinario, con l’obiettivo di emozionare, incuriosire e lasciare un segno.

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