"No vabbè… ma davvero stai guardando le mie foto dal cellulare? Dai, non ci posso credere! Aprile su uno schermo grande, su… fai il bravo!"

Processione Santi Misteri di Cagliari
Processione Santi Misteri di Cagliari, tra fede e passi lenti
Processione Santi Misteri di Cagliari, la prima volta che ci sono stato non avevo nemmeno idea di cosa cercare davvero. Avevo la macchina fotografica al collo, sì… ma più che altro avevo addosso una curiosità un po’ ruvida, quasi timida. Ricordo ancora il suono dei passi sull’asfalto, il ritmo lento, quasi ostinato. E quella sensazione strana — come se stessi entrando in qualcosa che non mi apparteneva, ma che in qualche modo mi accoglieva lo stesso.
Scatto dopo scatto, ho capito che non stavo semplicemente fotografando una processione. Stavo entrando dentro una storia che si ripete ogni anno, ma non è mai la stessa.

Quando la fotografia smette di essere tecnica
C’è un momento preciso — non saprei dirti quando — in cui smetti di pensare alla luce, agli ISO, al diaframma. Succede mentre cammini. Perché il segreto, se posso permettermi di dirlo, è proprio quello: non stare fermo.
Io la Processione Santi Misteri di Cagliari non la guardo da fuori. La seguo. Cammino insieme a chi porta i simulacri, ascolto i canti, respiro quell’aria carica di qualcosa che non è solo religione. È presenza.
Ho fotografato altre processioni in Sardegna — Iglesias, Villasor — e ogni volta cambia qualcosa. Non nei gesti, quelli restano. Cambia la vibrazione, il modo in cui le persone vivono quel momento.
E poi ci sono loro. I volti.
Non sono costruiti, non sono in posa. Sono veri. A volte stanchi, spesso concentrati, quasi sempre… sereni. Anche sotto il peso. E questa cosa, ogni volta, mi spiazza.

Il dettaglio che non ti aspetti
Ti aspetteresti la solennità, il silenzio, la distanza. Invece no.
C’è una semplicità disarmante in tutto questo. E lo dico con rispetto, perché è una semplicità che non è banalità — è verità. È il modo in cui camminano, il modo in cui stringono le mani, il modo in cui si scambiano uno sguardo.
Io li fotografo da vicino. Molto vicino. Con il mio 16mm, che ormai è diventato una specie di estensione dell’occhio. E la mia Fujifilm X-T5 — sempre lei, fedele, senza bisogno di rincorrere l’ultimo modello.
E sai qual è la cosa che mi colpisce di più? Che spesso mi sorridono.
Non è un sorriso per la foto. È un sorriso… umano. Come se mi conoscessero. Come se fossi lì con loro da sempre.

Non è solo fotografia (e si sente)
Quando torno a casa e scarico le foto, mi accorgo che molte immagini non sono perfette. A volte sono mosse, a volte sporche, a volte sbilanciate.
Ma funzionano.
Perché dentro c’è qualcosa che non puoi costruire. E non puoi nemmeno spiegare troppo. È quel momento preciso in cui smetti di essere fotografo e diventi — anche solo per un attimo — parte della scena.
Ed è qui che sento di condividere qualcosa con il progetto Famolostrano.
Un modo di fotografare che non cerca la perfezione, ma la verità. Che non costruisce, non forza. Racconta. Osserva. Aspetta.
Chi sta dietro a questo approccio — come Davide Baraldi — lo capisce bene: la Sardegna non si fotografa, si ascolta. E poi, forse, si restituisce.
Un po’ come farebbe un menestrello, ma senza parole. Solo immagini.

Ti starai chiedendo: vale davvero la pena andarci?
Me lo chiedono spesso. E la risposta non è così immediata.
Se cerchi “lo scatto perfetto”, forse no. Se vuoi il controllo totale, la scena pulita, il momento costruito… allora no, probabilmente non è il posto giusto.
Ma se ti interessa sentire qualcosa — anche solo per un attimo — allora sì.
Vale la pena.
Vale la pena svegliarsi presto, mettere scarpe comode (fidati, è fondamentale), e lasciarsi portare. Senza fretta. Senza aspettative troppo rigide.
Perché la Processione Santi Misteri di Cagliari non è uno spettacolo. È un’esperienza.
E se ti lasci andare, qualcosa ti resta.

Fotografare la fede oggi: una questione di rispetto
Negli ultimi anni mi sono accorto che fotografare eventi come questo è cambiato. Non tanto per la tecnologia — quella evolve sempre — ma per il modo in cui ci si avvicina.
Oggi siamo abituati a consumare immagini velocemente. Scroll, like, via. Ma qui no.
Qui serve tempo.
Serve rispetto. Non solo per le persone, ma per quello che stanno vivendo. Anche se non credi, anche se non condividi. Non importa.
La fotografia, in contesti come questo, diventa quasi un atto di ascolto. E questo cambia tutto.
Non sei più lì per “prendere” uno scatto. Sei lì per riceverlo.

Un archivio aperto, senza filtri
Le foto che realizzo durante la Processione Santi Misteri di Cagliari le condivido. Non le vendo.
Per me hanno un valore diverso. Sono documentazione, memoria, racconto.
Se ti riconosci in uno scatto, scrivimi. Davvero. Mi fa piacere sapere che quell’immagine è arrivata dove doveva arrivare.
E sì, presto arriveranno anche le versioni a colori. Perché ogni tanto cambiare sguardo aiuta.
Il mio pensiero finale: cammina, non guardare soltanto
Se dovessi dirti una cosa sola, sarebbe questa: non fermarti in un angolo.
Cammina.
Segui la processione. Ascolta i canti, anche se non li capisci fino in fondo. Guarda i dettagli — le mani, i piedi, gli sguardi. Sono lì che succede tutto.
Io continuo a tornarci ogni anno. Non perché cerco qualcosa di nuovo, ma perché ogni volta trovo qualcosa di diverso.
Se ti va, esplora anche gli altri racconti. Oppure scrivimi — raccontami cosa hai visto tu.
Magari, alla fine, la fotografia è solo una scusa per questo: condividere un pezzo di strada.
Le immagini pubblicate sono protette da diritti d’autore e sono liberamente scaricabili per uso personale e non commerciale.
È severamente vietato il loro utilizzo commerciale senza l’autorizzazione esplicita di Davide Baraldi.
Se ti garba il mio progetto e hai qualche idea per farlo diventare ancora più figo, mandami un messaggio Facebook – Instagram – Scrivimi





















































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Come fotografo, 📸 opero spesso in strada e tendenzialmente non richiedo sempre il permesso di fotografare. Credo che chiedere il permesso potrebbe influenzare l'autenticità degli scatti che intendo realizzare. Questo è il mio modo di fotografare, sebbene sia consapevole delle diverse opinioni in merito.
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L'intento che guida la mia fotografia è sempre di natura culturale, estetica, artistica e documentaristica. Non mira in alcun modo a compromettere l'immagine di chi viene fotografato, a minacciare la loro dignità o a ricavare un beneficio economico da tali immagini.
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