"No vabbè… ma davvero stai guardando le mie foto dal cellulare? Dai, non ci posso credere! Aprile su uno schermo grande, su… fai il bravo!"

Festa di Nostra Signora di Bonaria
Festa di Nostra Signora di Bonaria, il mare di Cagliari e una devozione lunga 160 anni
Festa di Nostra Signora di Bonaria è una di quelle giornate che non avevo programmato, ed è forse proprio per questo che mi è rimasta addosso. Oggi, 5 luglio 2026, mi sono ritrovato quasi per caso a Cagliari, senza una meta precisa, con la mia fedele Fujifilm, il 18mm montato e quella voglia di camminare che spesso mi porta dove succede qualcosa. E infatti qualcosa è successo: davanti a me ho trovato la processione, la gente, il mare, il caldo forte, quello vero, da 39 gradi, e una festa che da 160 anni continua a raccontare un pezzo importante della Sardegna.
Girare senza meta ha questo vantaggio: non cerchi niente e trovi tutto. Avevo con me solo l’essenziale, la macchina fotografica e una bottiglietta d’acqua, che in una giornata così non era un dettaglio ma quasi una salvezza. Mi sono fermato prima per curiosità, poi per rispetto, poi perché certe scene non puoi lasciarle andare via senza provare almeno a raccontarle. Fedeli, curiosi, persone arrivate per devozione e altre semplicemente attratte dal movimento della festa. Tutti insieme, ognuno con il proprio modo di stare lì.

La Festa di Nostra Signora di Bonaria (sito ufficiale) ha qualcosa di particolare perché unisce la città al mare. Non è solo una celebrazione religiosa, è anche un racconto di naviganti, di vento, di promesse mantenute e di gratitudine. La tradizione parte da molto lontano, dal 25 marzo 1370, quando una nave spagnola, partita dalla Catalogna e diretta verso l’Italia, venne sorpresa da una tempesta nel golfo di Cagliari. Per alleggerire l’imbarcazione, il capitano fece gettare in mare il carico. L’ultima cosa fu una grande cassa di legno.

E qui entra la parte che ancora oggi rende questa storia così potente.
Secondo il racconto tramandato, appena la cassa toccò l’acqua, la tempesta si calmò. Non piano piano. Si placò. La cassa galleggiò fino alla spiaggia di Su Siccu, proprio sotto il colle di Bonaria. Nessuno riusciva a sollevarla, finché non furono chiamati i frati della Mercede. Loro, invece, riuscirono a prenderla senza fatica e a portarla nella chiesetta sul colle. Dentro trovarono la statua lignea della Madonna con il Bambino.
C’è anche un dettaglio che a me, da fotografo, colpisce moltissimo: la candela. La Madonna, secondo la tradizione, stringeva nella mano una candela ancora accesa, nonostante il mare, la tempesta, l’acqua. È una di quelle immagini che sembrano già una fotografia prima ancora di essere raccontate.
Mentre fotografavo la festa, pensavo proprio a questo. A quante storie passano davanti a noi senza far rumore. La gente vede la processione, vede la statua, vede le barche, ma dietro c’è un mondo intero. C’è il legame con i naviganti, c’è la Sardegna che guarda il mare non solo come confine, ma come strada. C’è una devozione che non nasce ieri e non si consuma in una giornata.
La celebrazione di luglio, quella estiva, è nata nel 1866. I giovani soldati sardi tornati sani e salvi dalla battaglia di Custoza vollero ringraziare pubblicamente la Vergine. Da lì questa festa è diventata un appuntamento forte, sentito, con la processione a mare nel golfo di Cagliari. Una di quelle tradizioni che, quando le vedi dal vivo, capisci che non sono solo “eventi”. Sono memoria collettiva.

Fotografare Bonaria vuol dire guardare Cagliari dal mare
Con il 18mm ho cercato di stare vicino alle persone senza disturbare. Mi piace fotografare così, entrando piano nelle scene. Uno sguardo, una mano, una persona che si ferma, un volto sudato per il caldo, qualcuno che segue in silenzio. Non mi interessano le immagini costruite. Con Famolostrano cerco da anni proprio questo: la Sardegna vera, quella che non si mette in posa, quella che vive anche quando nessuno le chiede di essere bella.
E oggi Bonaria era bellissima proprio perché era vera.

C’erano il caldo, la fatica, la luce dura di luglio, il mare che sembrava abbagliare tutto, la gente che cercava un po’ d’ombra e intanto restava lì. C’era una fede semplice, senza bisogno di grandi parole. C’era anche chi magari non era credente, ma si è fermato lo stesso. Perché alcune tradizioni appartengono a tutti, anche a chi le osserva soltanto da fuori.
Quest’anno, poi, Bonaria ha un peso ancora più forte. Nel 2026 si celebrano i 100 anni della dedicazione della Basilica di Nostra Signora di Bonaria, consacrata nel 1926. Non parliamo della Cattedrale di Cagliari, che è un’altra chiesa, ma proprio della Basilica sul colle di Bonaria, accanto all’antico santuario. Un luogo che per i cagliaritani e per tanti sardi non è solo un edificio religioso, ma un punto di riferimento.

Mi piace pensare che fotografare questa festa nel 2026 significhi anche fotografare un anniversario importante, senza doverlo trasformare per forza in una cosa solenne. A volte basta esserci. Basta guardare. Basta accorgersi che dietro ogni statua portata in processione c’è qualcuno che prega, qualcuno che ricorda, qualcuno che ringrazia.
Un’altra curiosità che rende Bonaria ancora più grande è il legame con Buenos Aires. Sì, proprio la capitale argentina. Il suo nome richiama la Madonna di Bonaria, Nostra Signora del Buon Aria, protettrice dei naviganti. È incredibile pensare che una devozione nata qui, a Cagliari, sia arrivata così lontano, attraversando oceani e secoli. Da una cassa approdata a Su Siccu a una delle città più importanti del Sud America. La Sardegna, quando vuole, sa viaggiare più di quanto immaginiamo.
Alla fine sono rimasto più del previsto. Dovevo solo passare, fare due passi, magari qualche foto. Invece mi sono trovato dentro un racconto lungo secoli. È questo che amo della fotografia documentaria: ti obbliga a fermarti. A guardare meglio. A non dare per scontato quello che hai davanti.
Sono tornato a casa con il caldo ancora addosso, la bottiglietta ormai finita e la scheda piena di immagini. Ma soprattutto con la sensazione di aver incontrato una festa che merita di essere raccontata. La Festa di Nostra Signora di Bonaria non è soltanto una processione. È Cagliari che si affaccia sul mare, è una promessa antica, è una comunità che continua a camminare dietro una storia più grande di lei.
Se tra le mie fotografie riconoscete voi stessi, un amico o un familiare, scrivetemelo nei commenti. Sarò felice di condividere gratuitamente quel ricordo. E se questo racconto vi ha fatto venire voglia di scoprire altre tradizioni sarde, continuate a seguire Famolostrano: la prossima storia, come sempre, potrebbe arrivare proprio mentre cammino senza una meta precisa.
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Festa di Nostra Signora di Bonaria a modo mio






























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