"No vabbè… ma davvero stai guardando le mie foto dal cellulare? Dai, non ci posso credere! Aprile su uno schermo grande, su… fai il bravo!"

Processione a Sant’Antioco
Processione a Sant’Antioco: un racconto per immagini e parole
Processione a Sant’Antioco. Comincio così, con la semplicità di chi ha camminato mille volte lungo le stesse strade, ma ogni volta ha trovato qualcosa di diverso. Ci sono stato tante, tantissime volte. Eppure ogni anno mi sembra di vedere qualcosa di nuovo: uno sguardo, una piega del costume, un passo che racconta una storia diversa. Ma quest’anno… quest’anno l’ho vissuta a modo mio.

Non ho voluto scattare tanto. Strano vero? Io, che con la macchina fotografica praticamente ci dormo. Alla fine, in questo articolo, troverete 46 scatti. Pochi? Tanti? Chi lo sa. Non sono mai stato bravo coi numeri. Ma una cosa la so: ogni foto di questa processione ha un nome, un volto, un legame.
Perché quest’anno, alla Processione a Sant’Antioco, ho voluto fotografare solo chi conosco. Sì, avete capito bene. Qualcuno potrebbe dire “pessima idea”. Forse lo è davvero, per chi cerca l’obiettività. Ma io non sono un cronista. Io racconto, ascolto, sento. E la mia fotografia è questo: un modo per dire grazie.
Ho chiacchierato con coppie che non avevano mai visto la processione prima. “Ma quelli in costume sono sempre gli stessi?” mi hanno chiesto. E io sorridevo. Ho incontrato persone che non erano mai state a Sant’Antioco, e ogni dettaglio era per loro una scoperta: dal suono delle launeddas al tintinnio dei gioielli tradizionali, dalle stoffe ricamate alla compostezza dei gesti.

E poi loro, i miei amici e amiche, i ragazzi e le ragazze che ogni anno vestono i costumi tradizionali, camminano fieri, emozionati. Li ho voluti omaggiare con pochi scatti, fatti col cuore. Loro che rendono viva la Processione a Sant’Antioco. La loro devozione, la loro passione, la luce nei loro occhi: non potevo lasciarli andare via senza fermare quel momento.

Parlare e fotografare. Ascoltare, osservare, restare. È così che cerco di essere un narratore digitale. Non costruisco nulla. Non metto in posa nessuno. Lascio che la realtà mi venga incontro. E questa volta, la realtà era fatta di voci amiche, di parole scambiate sul marciapiede, di mani che si stringevano dietro i veli colorati. Era fatta di storie vere.
In questa Processione a Sant’Antioco c’era tutto: la religione e il folklore, la devozione e la festa, il sacro e il profano, la Sardegna più vera, più antica. C’era il tempo sospeso tra la storia e l’oggi. E io ho cercato di coglierlo. Con pochi scatti, sì, ma scelti con cura. Perché a volte, meno è meglio.
Chi? Chi partecipa alla Processione a Sant’Antioco? Tutti. O quasi. Fedeli, curiosi, turisti, bambini con gli occhi spalancati, anziani che raccontano come “ai loro tempi”. Ma soprattutto loro: i portatori, i gruppi in costume tradizionale provenienti da tutta la Sardegna. Persone che non cercano visibilità, ma che vivono questo evento come un atto d’amore verso la propria terra.

Cosa? Una processione, certo. Ma anche molto di più. È un rito che unisce. È un canto muto di appartenenza. È la testimonianza viva di una cultura che resiste. È Sant’Antioco, patrono e simbolo, che cammina insieme alla sua gente. È il bianco e il nero delle foto che raccontano colori infiniti.

Quando? Ogni anno, ad aprile o -maggio, nei giorni dedicati al santo. Le date variano, ma l’intensità resta. Non importa se c’è il sole, se piove, se tira vento: la gente esce, si veste, partecipa. E il fotografo osserva, sempre.
Dove? A Sant’Antioco, cittadina del sud-ovest sardo che porta il nome del santo e custodisce la sua memoria. Le vie si riempiono, le case si aprono, le piazze diventano teatro di incontri e ricordi. È una festa, sì, ma anche un ritorno alle radici.
Perché? Perché la tradizione non si spiega. Si vive. E si trasmette. Come faccio io, con le immagini. Come fa Famolostrano.org, che è un po’ la mia casa, il mio palcoscenico. Come fa chi, con un costume addosso e la fede nel cuore, cammina per ore e non smette di sorridere.

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Famolostrano.org e la processione: un binomio perfetto
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Come un menestrello moderno, io cammino con la macchina fotografica al posto del liuto. Raccolgo storie. Ascolto. E quando sento che è il momento, scatto. Perché ogni fotografia è una ballata visiva. Un racconto da ascoltare con gli occhi.
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