"No vabbè… ma davvero stai guardando le mie foto dal cellulare? Dai, non ci posso credere! Aprile su uno schermo grande, su… fai il bravo!"

Il rientro di Sant’Efisio 2025
Il rientro di Sant’Efisio 2025
Il rientro di Sant’Efisio 2025 è un momento che aspetto con un misto di ansia e felicità. Ogni anno. Puntuale. E ogni volta ha il sapore del primo incontro. Non è solo un evento religioso, non è solo una tradizione. È un tempo sospeso dove la Sardegna sembra rallentare il battito, respirare piano, e ascoltare. E io sono lì, sempre con la macchina fotografica appesa al collo e gli occhi spalancati come un bambino che guarda le luci di Natale.

Perché mi emoziona così tanto? Boh. Forse perché tutto è più calmo rispetto alla festa del 1° maggio, quella grande, quella che tutti conoscono, la 369ª edizione quest’anno, piena di colori, gente, tamburi e passetti veloci. Il rientro invece è un’altra cosa. Meno rumore, più cuore. È il momento dello scioglimento del voto, e sembra che anche l’aria sappia cosa sta succedendo. I gruppi iniziano ad arrivare presto, ma nessuno corre. Nessuno urla. C’è un’attenzione silenziosa che si sente addosso. È come un respiro trattenuto.
Aspetto l’ora giusta. Arrivo quando il sole sta per scendere, perché è lì che succede il miracolo: la luce diventa dorata, poi arancio, poi rossa. E poi buio. In quel preciso istante, il mondo si ferma. O almeno, sembra farlo. Il cielo diventa un sipario e sotto, la processione si muove lenta come in sogno. I volti si accendono appena sotto le lampade, le voci calano. Parole sussurrate, sorrisi che sembrano scivolare via nell’aria. E io fotografo. Con tutta la sensibilità che posso.

È il momento in cui la mia fotografia diventa pura narrazione. Non cerco lo scatto perfetto, perché la perfezione m’infastidisce. Non siamo perfetti, nessuno lo è. E nemmeno le immagini devono esserlo. Anzi. A me piacciono con il rumore alto, con l’ISO che sale a mille, con il dettaglio che si perde nel buio. Perché dentro quello sporco, c’è verità. C’è pelle, c’è vita vera.

Parlo con chi sfila, ascolto storie che non conosce nessuno, scambio sorrisi con chi ha gli occhi lucidi. Le ragazze, i ragazzi, i gruppi vestiti a festa, ma stanchi. Eppure fieri. Tutti si fanno fotografare, ma senza esibizione. È un farsi vedere con rispetto, con grazia. Quasi un dono. E io cerco di restituire quell’energia dentro ogni scatto.
Chi, cosa, quando, dove, perché? Ecco la regola Il rientro di Sant’Efisio 2025
Chi: La gente vera, i sardi, i fedeli, gli spettatori, i curiosi. Quelli che tornano ogni anno e quelli che lo vedono per la prima volta.
Cosa: Il rientro di Sant’Efisio 2025, il ritorno del simulacro a Cagliari, il momento più intimo della festa, dove si scioglie il voto fatto per la salvezza della città.
Quando: Il 4 maggio 2025, quando la festa finisce, ma in realtà è lì che comincia il senso profondo di tutto.
Dove: Per le vie di Cagliari, ma non solo. Nella testa e nel cuore di chi lo vive.
Perché: Perché c’è bisogno di rallentare. Di guardare. Di ascoltare. Perché ogni fotografia è un modo per dire: “Io c’ero. E ho visto.”

E Famolostrano.org? Beh, è tutto qui. Dentro questa storia. Famolostrano è il mio modo di raccontare. Di suonare con la luce e l’ombra invece che con un liuto. È un progetto nato da me, Davide Baraldi, e da una macchina fotografica testarda che non vuole vedere solo il bello, ma tutto. Raccolgo immagini, sì, ma sono ballate visive. Sono racconti. Sono momenti che altrimenti si perderebbero come granelli di sabbia nel vento.
Il rientro di Sant’Efisio 2025 è uno di quei momenti. Magico, rumoroso e imperfetto. E proprio per questo, indimenticabile.
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