Il Faro Calamosca non è una cartolina: scatti, vento e salsedine a due passi da Cagliari
Dimenticate per un attimo le classiche frasi fatte da brochure turistica, quelle del tipo “benvenuti nel nostro entusiasmante viaggio” o “un angolo di paradiso”. Se c’è una cosa che ho imparato in vent’anni passati a consumare le suole delle scarpe per raccontare la Sardegna senza filtri, è che i posti veri non hanno bisogno di fiocchetti. E il Faro Calamosca è uno di questi.
Non siamo in una di quelle spiagge pettinate dove ti portano il cocktail sotto l’ombrellone. Siamo a soli 4 chilometri dal centro nevralgico di Cagliari, eppure, quando arrivi qui e ti fermi a guardare il mare, il traffico cittadino sembra lontano anni luce. Sei nel mezzo di una piccola e testarda insenatura, stretta in una morsa di roccia: da una parte la scogliera ruvida a ovest, dall’altra il massiccio del colle di Sant’Elia a est.
Faro Calamosca: la luce ruvida di una baia nascosta
Ogni volta che scendo in questa caletta con la fotocamera in mano, mi rendo conto di quanto la luce qui sia diversa. Spesso le persone arrivano aspettandosi la classica sabbia bianca accecante, ma la magia di Calamosca è un’altra. È un’atmosfera quasi cruda, onesta.
- Il vento: Qui il maestrale schiaffeggia le rocce, creando onde che sono un regalo puro per chi cerca di catturare il dinamismo del mare.
- La ghiaia e la sabbia: Un misto imperfetto, vivo, che sotto i piedi ti ricorda che la natura sarda ha un carattere forte, non addomesticato.
- I contrasti: L’azzurro profondo dell’acqua che si scontra con il colore bruciato dal sole della macchia mediterranea circostante.
Non vengo qui per fotografare “il paradiso”, ma per documentare la vita vera dei cagliaritani che sfuggono dalla città per godersi un’ora di salsedine sulla pelle prima di tornare al lavoro. È l’essenza del mio modo di intendere l’immagine: nessuna posa, solo frammenti di quotidianità rubati alla fretta.
All’ombra della storia: la Torre spagnola
Alzando lo sguardo dalla spiaggia, non puoi fare a meno di notare lei. La vecchia torre di Calamosca. Non è un semplice abbellimento paesaggistico. Costruita dagli spagnoli nel XVII secolo, faceva parte di un complesso sistema difensivo anti-barbaresco che abbracciava tutto il Golfo di Cagliari.
Immaginatevi i soldati dell’epoca, appollaiati lassù, a scrutare l’orizzonte in attesa delle vele dei corsari. Oggi, quella stessa torre è il punto di vista privilegiato per noi cacciatori di tramonti. Quando il sole scende e la luce diventa calda e radente, le pietre antiche della torre e le pareti del faro si accendono di un arancione che nessuna post-produzione digitale potrà mai eguagliare. E a proposito di storia, sebbene la vecchia guida parlasse di Tuvixeddu (che in realtà sta da tutt’altra parte in città e non c’entra niente con la baia!), la vera archeologia di questo angolo è scritta proprio su queste scogliere difensive.
Un approdo per chi sa cercare
Si fa presto a dire “mangia i culurgiones e il maialetto”. Per carità, la cucina sarda è sacra, ma chi vi consiglia di mangiare un piatto di culurgiones ripieni di patate e pecorino sotto il sole di Calamosca ad agosto, probabilmente vuole farvi del male. L’esperienza vera, qui, è portarsi due birre Ichnusa ghiacciate, sedersi sui sassi, ascoltare l’acqua che si ritira tra le rocce arrotondate e godersi il momento.
Come arrivarci senza impazzire: Se atterrate a Cagliari-Elmas, dimenticate le navette turistiche. Noleggiate un’auto, attraversate la città in direzione stadio/Poetto e poi deviate verso Sant’Elia. Oppure, ancora meglio, prendete i mezzi pubblici locali che vi lasciano letteralmente a due passi da una passeggiata panoramica che vi rimetterà al mondo.
Il mio invito
Il Faro Calamosca è una lezione di resilienza: se ne sta lì, esposto ai venti, a fare la guardia a un pezzo di costa che si ostina a rimanere selvaggio pur essendo a uno sputo dalla metropoli. È questo il tipo di bellezza imperfetta che amo documentare e che mi tiene sveglio la notte.
Se questa visione un po’ ruvida ma genuina della fotografia e della terra vi ha incuriosito, vi invito a fare un salto su https://www.famolostrano.org/ per esplorare altri frammenti visivi. Oppure, se avete voglia di condividere i vostri scatti o farmi sapere cosa ne pensate della luce di Calamosca, la mia porta digitale è sempre aperta:
E voi? Siete mai stati al cospetto del Faro, o vi fermate sempre alla prima spiaggia comoda che trovate?












