"No vabbè… ma davvero stai guardando le mie foto dal cellulare? Dai, non ci posso credere! Aprile su uno schermo grande, su… fai il bravo!"

Festa a Villasor Sant’Isidoro
Villasor Sant’Isidoro: Fede, Tradizione e lo Sguardo Irriverente di un Fotografo
La festa di Villasor Sant’Isidoro è uno degli appuntamenti più sentiti del Campidano, una celebrazione che fonde la devozione religiosa per il Santo agricoltore con l’orgoglio della cultura contadina sarda. Ogni anno, Villasor si trasforma per onorare Sant’Isidoro con una sfilata di imponenti tracas (i trattori addobbati), gruppi folkloristici provenienti da tutta l’isola e cavalieri in costume tradizionale. È un evento che attira migliaia di visitatori, curiosi di vedere come la comunità locale riesca ancora a mantenere vive radici secolari attraverso canti, sapori tipici e ospitalità.
Ma Villasor Sant’Isidoro è anche un’occasione unica per chi ama la fotografia. Non si tratta solo di documentare un evento, ma di catturare l’anima di un popolo. Ed è qui che entra in gioco il mio racconto.

La festa a modo mio: Villasor Sant’Isidoro in un’ottica irriverente
Chi mi segue sa bene quanto mi piaccia fotografare a modo mio. Non mi accontento della superficie; amo raccontare storie, non solo con le immagini ma anche attraverso le parole, offrendo una narrazione che va oltre il semplice visivo. Per anni ho documentato le sagre seguendo i canoni classici, ritraendo i protagonisti in modo tradizionale, ma oggi ho deciso di cambiare registro.
Oggi racconto la festa di Villasor Sant’Isidoro da una prospettiva irriverente e scherzosa, tipica del mio stile “famolostrano”.

Immerso nel cuore della processione
Armato della mia fidata Fujifilm e di un obiettivo grandangolare 16mm, ho deciso di non restare a guardare dal marciapiede. Ho voluto immergermi fisicamente tra i partecipanti, seguendoli passo dopo passo lungo quasi tutto il percorso della processione.
Villasor, a soli 15 minuti di auto da casa mia, è un luogo che considero parte del mio ecosistema. È un posto dove mi trovo tra amici, dove sento l’abbraccio caldo della confraternita. La festa di quest’anno è stata una vera esplosione di creatività, una parata di tracas incredibili: trattori adornati con coreografie spettacolari, carri che offrivano canti, pane appena sfornato e salumi deliziosi. C’era persino una chiesa ricostruita su un carro da cui si metteva in scena un matrimonio!

Ho visto sfilare l’orgoglio di questa terra: i cavalli con i loro cavalieri e gruppi folkloristici che marciano fieri, come l’Associazione Castello Siviller Marchesato di Villasor, il gruppo di San Pietro Assemini, l’Associazione Culturale Ricreativa Goppai de Froris e il RRE Villasor, solo per citarne alcuni.

Fotografie come ponti tra generazioni
Le foto che ho scattato cercano di catturare l’essenza più profonda di Villasor Sant’Isidoro, un santo che qui significa tutto. Sant’Isidoro era un contadino dell’XI secolo che dedicava tempo alla preghiera prima di arare i campi; a Villasor, questa eredità si trasforma in una gioia collettiva contagiosa.
Le mie immagini non sono semplici fotografie: le vedo come ricordi destinati a trasmettere alle generazioni future l’essenza di queste tradizioni. Non sono un amante delle pose studiate; preferisco “sporcarmi le mani” e vivere l’evento insieme agli altri. Ho scelto il bianco e nero per mostrare come questi momenti possano essere atemporali: senza bisogno di date o titoli, restano semplicemente ricordi da condividere.

La chiusura perfetta: un brindisi alla vita
La festa di Villasor Sant’Isidoro è il vivido esempio di come cultura e gioia si intreccino. Quest’anno ho sentito con forza la potenza di questa tradizione e ho cercato di intrappolare ogni istante nel mio obiettivo, sperando di trasmettere quella magica atmosfera a chiunque guardi le mie foto.
E alla fine, dopo il rientro del santo, c’è stato un momento tutto mio, piccolo ma significativo. Sono andato dalla mia bionda preferita. Sì, ho tradito la dieta per lei: una bella, grande e fredda Ichnusa! Un modo perfetto per concludere una giornata intensa, brindando alla vita e alle nostre radici con una buona birra sarda.

Sono questi i momenti che rendono ogni festa speciale: quelli che restano impressi nella memoria anche quando le luci si spengono e la folla si disperde, lasciando spazio al silenzio soddisfatto di chi sa di aver vissuto qualcosa di vero.a.
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