"No vabbè… ma davvero stai guardando le mie foto dal cellulare? Dai, non ci posso credere! Aprile su uno schermo grande, su… fai il bravo!"

Festa di Sant’Antioco Martire
Storie raccontate attraverso l’obiettivo
Festa di Sant’Antioco Martire. Le prime parole che ho pronunciato appena arrivato sull’isola, sono state proprio queste. Non perché qualcuno me le avesse suggerite, ma perché erano scritte ovunque, su striscioni, locandine, sorrisi. Un nome che vibra nell’aria prima ancora che inizi la festa, come un tamburo che batte piano piano nel petto.
Sono arrivato con la macchina fotografica appesa al collo, senza sapere bene cosa aspettarmi. Non avevo un programma, né un itinerario preciso. Solo una voglia matta di lasciarmi sorprendere, come faccio sempre. Ho preso la via principale, quella che porta verso la basilica, e mi sono lasciato guidare. Dai passi della gente, dalle risate dei bambini, dai vestiti tradizionali che sembrano usciti da un’altra epoca.
Chi partecipa alla festa?
Tutti. Ma davvero, tutti. Non c’è un target preciso. Ci sono i bambini con gli occhi spalancati che guardano le pariglie come se fossero magie. Le nonne col fazzoletto nero che stringono il rosario. I ragazzi che si fanno i selfie, ma poi si emozionano lo stesso. E ci sono io, con la macchina fotografica pronta a scattare ma anche a sentire.
Ho visto pellegrini arrivare a piedi da chilometri lontani. Uomini e donne che non chiedono nulla, solo di esserci. Di toccare il santo, di sfilare dietro il cocchio con i buoi, tra l’odore di mirto e quello della polvere che si alza dai sanpietrini. È come se la festa fosse una gigantesca fotografia di gruppo, ma viva. Una scena in cui ognuno ha un ruolo, anche solo quello di guardare.
Cos’è, in fondo, questa festa?
La Festa di Sant’Antioco Martire è un rito. Un racconto popolare che si rinnova ogni anno, con parole antiche e suoni nuovi. È il giorno in cui l’intera Sardegna si stringe intorno a un nome, a un volto, a una storia che non smette di parlare. È la festa del patrono della Sardegna, un martire africano che, secondo la tradizione, visse e morì qui, in questa piccola isola legata alla terra da un istmo sottile e alla fede da un legame indistruttibile.
Però non è solo religione. È teatro, arte, costume, danza, cibo, risate. È una festa che abbraccia, che accoglie e racconta. Ogni passo della processione è un gesto tramandato. Ogni vestito tradizionale ha un significato. E ogni sguardo che incrocio, dietro l’obiettivo, ha una storia che vorrei fermare per sempre.
Quando si svolge questa meraviglia?
La Festa di Sant’Antioco Martire si celebra ogni anno, nella seconda domenica dopo Pasqua. Ma la verità è che comincia ben prima, nei preparativi, nei cuori, nei pensieri. Si respira nell’aria giorni prima dell’evento. Le strade si vestono a festa, i balconi si riempiono di bandiere, la gente comincia a muoversi come se qualcosa stesse per accadere.
E poi arriva il giorno. La processione, il suono dei tamburi, i cori, le traccas — quei carri decorati trainati da buoi. E ancora: fuochi d’artificio, bancarelle, odore di torrone e di pane carasau. Ogni ora è un momento da ricordare, ogni secondo un’istantanea che si stampa nella memoria. Altro che cartoline.
Dove accade tutto questo?
Nel cuore di Sant’Antioco, un’isola nell’isola, collegata alla Sardegna ma con un’anima tutta sua. Qui, ogni angolo racconta qualcosa. Le strade strette, le case basse, le pietre che sembrano sussurrare vecchie leggende. Ma il fulcro è la Basilica di Sant’Antioco, il punto da cui parte tutto e dove tutto ritorna.
È lì che inizia la processione. È lì che la folla si raduna per salutare il Santo. Ed è lì che io ho scattato una delle foto più belle di sempre: una donna anziana, con le lacrime agli occhi, che tende la mano verso il simulacro. Una scena semplice, ma vera. Di quelle che ti entrano dentro.
Why? Perché questa festa è così importante?
Perché non è solo tradizione. È identità. È un modo per dire: “Ci siamo, siamo ancora qui”. È un modo per passare il testimone da una generazione all’altra. E perché no, è anche un’occasione per mostrare la bellezza di questa terra a chi viene da fuori.
Per me, che cammino e scatto, è una miniera di emozioni. Ogni volto, ogni gesto, ogni dettaglio è una storia. Non ho mai visto così tante espressioni sincere tutte insieme. È come se per un giorno la maschera cadesse e rimanesse solo l’essenza. E io, con il mio obiettivo, cerco solo di raccoglierla, di fermarla. Non per vanità, ma per rispetto.
Vuoi sapere la verità?
La Festa di Sant’Antioco Martire non si racconta. Si vive. Si sente sotto i piedi e dentro la pelle. Si riconosce nel silenzio che cala quando passa il simulacro, e si ritrova nelle grida di gioia dei bambini che rincorrono una caramella lanciata da un carro.
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