"No vabbè… ma davvero stai guardando le mie foto dal cellulare? Dai, non ci posso credere! Aprile su uno schermo grande, su… fai il bravo!"

Fuochi di Sant’Antonio a Monastir
Fuochi di Sant’Antonio a Monastir
Dove il fuoco scalda ancora il cuore di un paese intero
Fuochi di Sant’Antonio a Monastir, ci sono andato quest’anno — e non è stato per caso.
Avevo bisogno di qualcosa che non fosse perfetto. Volevo un posto dove il fuoco bruciasse ancora come una volta, con le mani screpolate e le pentole che fumano accanto alle facce, quelle vere, vissute.
Monastir è arrivata così, un po’ per istinto, un po’ per fame di comunità.

Il fuoco non è solo fiamma: è gesto, è volto, è attesa
Avevo già visto i fuochi di Mamoiada , eh. Bellissimi. Travolgenti. Ma in certi eventi, col tempo, qualcosa si perde. Cambiano, si riadattano. Ed è giusto così.
Solo che io cercavo un’altra cosa, qualcosa di più piccolo e più ruvido.
E allora ho scelto Monastir, il suo Sant’Antonio Abate, e una piazza che sembra uscita da una vecchia cartolina ingiallita.
La Piazza Sant’Antonio lì, incastonata nel cuore del paese, l’ho trovata piena. Non piena di folla, ma di storie.
Signore che facevano le dirette su Facebook mentre mescolavano il sugo, uomini che sistemavano le cataste con un occhio al vento (e quel vento c’era, eccome), bimbi che correvano attorno al fuoco con una gioia che fa stringere lo stomaco dalla nostalgia.
Non sono andato lì per un servizio fotografico.
Sono andato per stare. E per ricordare.

C’era il fumo. Tanto. Ma anche tanta bellezza
Quando sono arrivato, il vento era teso. Uno di quei venti che ti dice “occhio, qui il fumo decide dove andare, mica tu”.
E così è stato: il fumo ha fatto da sipario, ha avvolto i volti, ha sporcato l’aria — e ha reso tutto dannatamente suggestivo.
Ho scattato con la Fujifilm X-T5, fedele come un cane da pastore.
16mm f/2.8, ISO ballerini tra 125 e 12800.
Simulazione pellicola? Quella che chiamo “Cagliari” presto farò un articolo , ma è una mia creazione — calda, leggermente desaturata, con neri profondi e pelle umana.
Non era il momento perfetto per fotografare.
Era il momento perfetto per ricordare.

La festa: un insieme di piccole cose che tengono vivo un paese
C’era la lotteria, sì. E il prete, che ha benedetto il fuoco con parole semplici, ma forti.
C’erano ragazzi che si rincorrevano, e genitori che li lasciavano fare.
E poi, una cosa che mi ha colpito: nessuno guardava lo smartphone per distrarsi. Lo usavano per condividere. Per dire: “ehi, guarda cosa sta succedendo nel mio paese”.
È un dettaglio da poco, forse, ma per me è un segnale enorme.
Ho mangiato lì, davanti al fuoco.
Non so chi l’abbia fatta — probabilmente una delle signore con il grembiule rosso — ma sapeva di casa, di tempo lento, di domeniche vere.

“Ma vale la pena andarci davvero?”
Se te lo stai chiedendo, la risposta è sì — ma con una premessa.
Non troverai l’organizzazione perfetta, la segnaletica da evento internazionale, né i fuochi più alti della Sardegna.
Troverai invece un paese che resiste, che condivide, che ricorda.
E in un’epoca dove tutto scorre troppo in fretta, dove anche i ricordi vengono schiacciati dall’algoritmo, Monastir ha scelto di fermarsi. Almeno per una sera.

I fuochi e la fotografia: una memoria da custodire
Fotografare i Fuochi di Sant’Antonio a Monastir è stato diverso. Non cercavo la foto perfetta da pubblicare la sera stessa.
Volevo creare un archivio emotivo. Un piccolo frammento sincero.
Perché le foto su Facebook scompaiono, le storie si dissolvono dopo 24 ore, ma un blog, un piccolo spazio personale, può resistere dal 2019.
Il mio è questo: Famolostrano.org.
Non aspettarti tecnicismi. Solo verità.
E se vuoi sapere chi sono, e perché continuo a farlo, qui c’è il mio sito: www.davide.baraldi.name.
Riepilogando: piccoli fuochi, grandi anime
I Fuochi di Sant’Antonio a Monastir non sono uno spettacolo.
Sono un gesto antico, ripetuto ogni anno con la stessa volontà di esserci, insieme.
Non importa se scatti con uno smartphone o una mirrorless di ultima generazione.
Conta che tu ci sia, che tu viva quel momento.
Che tu lo racconti, magari a modo tuo.
E se passi da lì l’anno prossimo… fammelo sapere.
Ci scambiamo una storia, un piatto di pasta, una foto.
Oppure niente. Basta che ci sia il fuoco, e un po’ di cuore.
🔥
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E se vuoi parlarmi di una tua festa, di un tuo fuoco, scrivimi.
Ci sono. Davvero.
Dove si trova: Fuochi di Sant’Antonio a Monastir
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che bello bravissima