"No vabbè… ma davvero stai guardando le mie foto dal cellulare? Dai, non ci posso credere! Aprile su uno schermo grande, su… fai il bravo!"

Processione Musei
Perché torno sempre alle processioni? Ve lo racconto partendo da Musei
La processione di Sant’Ignazio di Loyola a Musei è stata la mia 101ª processione raccontata sul blog. E, come ogni volta, appena pubblico un articolo arrivano sempre le stesse domande.
“Perché ci sei tornato?”
“Non ti stanchi mai di fotografare le processioni?” Tradizioni Sarde

E c’è anche chi mi dice che le mie fotografie non sono canoniche, come quelle che si vedono in altre regioni d’Italia. Sapete una cosa? Può anche essere. Io non ho mai cercato di fotografare una processione come fanno tutti gli altri, perché probabilmente non sono mai andato a cercare solo la processione.
Anzi, vi dirò una cosa che forse sorprenderà qualcuno: il mio blog viene letto e condiviso molto più fuori dalla Sardegna che nella Sardegna stessa. E questa, credetemi, è una cosa che mi fa riflettere ogni volta.
Sono domande più che lecite, soprattutto per chi non mi conosce. Però questa volta voglio rispondere raccontandovi quello che mi è passato per la testa proprio mentre ero a Musei.
Qualche giorno fa mi è capitato di guardare alcuni video di Progetto Happiness, il canale YouTube di Giuseppe Bertuccio D’Angelo. Lui gira il mondo cercando di capire cosa renda felici le persone. Arrivato in Sardegna, però, si è imbattuto in un’altra domanda: perché ci sono così tanti centenari? Non voglio raccontarvi il suo lavoro, perché vi consiglio di guardare direttamente i suoi video, ma mi ha fatto riflettere.
Con Musei sono arrivato a raccontare la 101ª processione sul mio blog e vi assicuro che, almeno per quello che conosco io, non ho trovato in rete un blog come Famolostrano. Un blog senza secondi scopi, senza pubblicità invasiva, senza vivere per fare numeri. Un blog che, alla fine, vive del sorriso della gente, di un grazie detto per strada e della soddisfazione di regalare una fotografia invece di venderla.
Sempre con la stessa filosofia.
Sempre a modo mio.
Io non sono sardo, sono emiliano e vivo in Sardegna da oltre quindici anni. Forse è proprio questo che mi porta ancora oggi a guardare le tradizioni con gli occhi di chi riesce ancora a stupirsi. Chi è nato qui conosce benissimo il valore del costume, del rigore, della fede, del rispetto che ogni processione richiede. Ed è giusto che sia così.
Io, però, oltre a tutto questo vedo altro.

Nei manifesti e nei post che annunciano una processione c’è quasi sempre una frase che probabilmente leggiamo senza pensarci troppo.
“Siete tutti invitati a partecipare.”
Ogni volta che la leggo mi fermo un attimo. Perché quella parola, partecipare, secondo me dice molto più di quello che sembra. Non dice “venite a guardare”. Dice “partecipate”. E forse è proprio questo il motivo per cui continuo a tornare.
Oggi ci conosciamo attraverso uno schermo. Ci chiediamo l’amicizia sui social, commentiamo una fotografia, leggiamo un articolo senza esserci mai incontrati. Poi arriva la processione e succede qualcosa che, ogni volta, mi lascia con il sorriso.
Il virtuale diventa reale.
Qualcuno mi riconosce, mi saluta, mi stringe la mano e mi dice: “Sai che seguo sempre il tuo blog?”
Sono piccoli momenti, ma valgono tantissimo.

Ecco perché continuo a dire che la magia delle processioni non è fare fotografie e nemmeno scrivere articoli. Quello viene dopo.
La vera magia è sentirsi parte della comunità, anche solo per un paio d’ore.
Camminando succedono cose che difficilmente finiscono nei racconti. Vedi un’amica che sistema il costume a chi sta per partire. Vedi un papà che si avvicina con il proprio neonato per salutare la mamma che sfila. Vedi una nonna che aspetta il passaggio della processione davanti a casa. C’è chi affronta quaranta gradi sotto il sole con il costume tradizionale e chi, senza dire una parola, porge una bottiglia d’acqua a chi ne ha bisogno.
Sono dettagli.
Ma sono quei dettagli che raccontano davvero una comunità.
Ci sono i cavalieri con i loro splendidi cavalli, i fedeli dietro al parroco, i bambini, gli anziani, chi sfila e chi osserva. Sono loro che rendono viva e diversa ogni processione.
Io fotografo un centenario, un neonato, un sorriso, uno sguardo. Perché so che, tra qualche anno, quella fotografia non racconterà soltanto un momento. Racconterà una vita.
Le fotografie invecchiano, proprio come noi.

I ricordi, invece, hanno uno strano modo di restare.
Forse è questo che continuo a cercare ogni volta che parto per raccontare una processione. Non soltanto il rito religioso, che merita tutto il rispetto possibile, ma quella comunità che continua a ritrovarsi, a salutarsi, ad aiutarsi e a tramandare qualcosa che va ben oltre una semplice tradizione.
Perché le tradizioni continueranno a esistere finché ci sarà qualcuno disposto a viverle. Le polemiche passano, i complimenti fanno piacere, ma alla fine quello che conta davvero è la comunità. Se una persona un anno non partecipa non succede nulla. Ma se, anno dopo anno, una comunità smette di esserci, allora sì che una tradizione rischia lentamente di spegnersi.
Forse è questa la risposta che cercavo anche io.
Non torno per fotografare una processione.
Torno per ritrovare le persone.
Se c’è una processione, una festa patronale o una tradizione del vostro paese a cui tenete particolarmente, raccontatemela nei commenti. Se il tempo me lo permetterà, verrò volentieri a scoprirla e a raccontarla.
A modo mio.
E grazie a Musei per avermi ricordato, ancora una volta, perché continuo a farlo.
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Dove si trova Musei?
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