Dislocations di Alex Webb

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Dislocations di Alex Webb: un viaggio fotografico a colori tra emozioni e riflessioni

Ho appena finito di sfogliare il libro Dislocations di Alex Webb il libro, e mi sento come se avessi viaggiato in mille mondi diversi in pochi minuti. Prima di raccontarvi le mie sensazioni, devo confessarvi una cosa: per me, il fotografo più copiato (spesso senza neanche saperlo) è proprio Alex Webb, anche se il mio fotografo preferito in assoluto rimane William Eggleston.

Perché amo Eggleston (e la sua sfida al passato)

Adoro il libro che adoro Eggleston non solo per le foto dai colori brillanti, ma soprattutto perché è stato un vero ribelle. Nel 1976 ha allestito al Museum of Modern Art (MoMA) di New York una mostra di fotografie a colori, intitolata “William Eggleston’s Guide”. Pensate: era la prima volta che il MoMA dedicava una mostra interamente alla fotografia a colori. Molti critici lo attaccarono, sostenendo che il colore fosse arte di “serie B” rispetto al bianco e nero.

Eppure, col tempo, tutti hanno capito quanto fosse rivoluzionaria la sua visione. (Ne parlo più a fondo in un mio articolo: La fotografia è morta? ⚡️).

Perché amo Eggleston (e la sua sfida al passato)
Perché amo Eggleston (e la sua sfida al passato)

Torniamo a Webb: il libro che disloca la realtà

Ma ora torniamo a Dislocations di Alex Webb. Vi dico subito che questo libro è un vero capolavoro, con quei rossi così brillanti (quasi rosso Ferrari), tipici delle pellicole Kodak. La cosa che mi fa impazzire di Webb è la sua magia nel dividere ogni fotografia in tante storie, come se ci fossero piccoli mondi dentro a un solo scatto.

Immaginate di tagliare idealmente il fotogramma da 35 mm a metà (half-size): in ognuna di queste due metà, scoprireste un’immagine completa che vi fa dire “wow!”. Poi coprite l’altra parte della foto, e di nuovo “wow!” da un’altra prospettiva. E quando guardate l’intera foto… beh, ecco il “super wow!” finale! È come se Webb riuscisse a comprimere più fotografie in uno stesso fotogramma.

Torniamo a Webb: il libro che disloca la realtà

Un manuale di espressione fotografica

Nonostante il titolo, Dislocations non è solo un libro di fotografie: è come un manuale per chi ama raccontare storie attraverso l’obiettivo. Non il solito manuale con le istruzioni della fotocamera – anche se, per carità, sarebbe utile leggerle – ma un vero viaggio dentro la mente di un fotografo che mescola colori vibranti, culture diverse e gesti umani in modo sorprendente.

Ogni pagina è un invito a fermarsi e osservare i mille dettagli che Webb riesce a catturare. A volte mi siedo, apro il libro e resto lì per mezz’ora, in cerca di nuove sfumature, riflessi di luce e piccole scene nascoste.

E sapete qual è l’effetto più bello? Mi viene voglia di uscire a fotografare subito dopo! Sì, perché questo libro ti ricorda che la vera foto la fai quando metti le scarpe e vai in giro, cercando quel singolo momento magico che ti emoziona. Il sensore della fotocamera è importante, certo, ma conta molto di più il tuo sguardo (e le scarpe giuste!).

Un manuale di espressione fotografica
Un manuale di espressione fotografica

Dislocarsi per raccontare

“Dislocarsi” significa spostarsi, uscire dalla propria comfort zone. E proprio questo fa Webb: ci mostra persone, strade e culture di tutto il mondo, mescolandole in frammenti di colori e storie. È come se ogni fotografia sussurrasse: “Ehi, vieni con me a scoprire qualcosa di nuovo”.

Questo libro, pubblicato in una prima edizione limitata nel 1998, è stato reinventato durante la pandemia, quando Webb ha ripensato al viaggio e alla fotografia come forme di “dislocazione”. Ora che esiste una versione più recente, tutti possono vivere quell’atmosfera senza dover cercare l’originale a fisarmonica (o “leporello”).

Dislocarsi per raccontare
Dislocarsi per raccontare

Conclusioni Dislocations di Alex Webb (o meglio, riflessioni)

Non aspettatevi la solita recensione noiosa. Queste sono le mie riflessioni, da fotografo-narratore che adora mescolare immagini e parole. Dislocations di Alex Webb mi fa pensare a una porta che si apre su mille avventure possibili, dove ogni scatto è un racconto visivo che porta con sé la cultura di un luogo e l’emozione del momento.

Potete amarlo o criticarlo, potete ritenere Webb “il più copiato” o no, ma non potete restare indifferenti alla forza dei suoi colori e al suo modo di scomporre la realtà in fotogrammi davvero unici (anche in half-size!). E anche se il mio cuore batte ancora per William Eggleston, Webb rimane uno di quei giganti della fotografia che mi fanno venire l’irrefrenabile voglia di prendere la macchina fotografica e uscire a cercare nuove storie da raccontare.

Perché, alla fine, la fotografia non è morta e non morirà mai: finché ci saranno occhi curiosi e scarpe pronte a camminare, ci sarà sempre qualcosa di straordinario da immortalare.

Conclusioni Dislocations di Alex Webb (o meglio, riflessioni)
Dislocations di Alex Webb 002

FamoloStrano ❤️


(Articolo ispirato al progetto di narrazione digitale Famolostrano.org, dove la fotografia diventa il filo conduttore di racconti, ricordi e culture che si incontrano.)

Disclaimer

Famolostrano di Davide Baraldi
Famolostrano di Davide Baraldi

Davide Baraldi Narratore digitale e anima di Famolostrano, racconto il mondo attraverso la fotografia, catturando storie autentiche, emozioni sincere e dettagli nascosti.
Ogni scatto è un frammento di vita, un viaggio visivo che trasforma l’ordinario in straordinario, con l’obiettivo di emozionare, incuriosire e lasciare un segno.

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