La fotografia è viva più che mai

La fotografia è viva più che mai. Ma qualcuno la guarda?

Sì, avete letto bene. La fotografia è viva, più che mai.

Qualche tempo fa avevo scritto un articolo in cui mi domandavo se la fotografia fosse morta o, quantomeno, se stesse attraversando un periodo di forte declino.

Oggi credo di dover rivedere quello che avevo scritto. E non perché abbia scoperto qualche nuova tecnologia rivoluzionaria, ma per una cosa molto più semplice: sono tornato da Napoli.

Durante i miei cinque giorni di street photography a Napoli ho incontrato tantissimi fotografi. Fujifilm, Leica, Hasselblad, macchine fotografiche di ogni genere e prezzo. Alcune probabilmente costavano più di una piccola automobile usata.

Insomma, se la fotografia fosse davvero morta, qualcuno dovrebbe avvisare tutta questa gente.

Ma non sono state le fotocamere a farmi cambiare idea.

Una pizza a Napoli

Una pizza a Napoli e migliaia di fotografie

Durante una delle mie solite pause napoletane, mentre mangiavo una pizza per strada, mi sono fermato a osservare le persone.

In pochi minuti ho visto uscire dalle tasche decine di cellulari. C’era chi fotografava un amico, chi la pizza, chi un palazzo, chi se stesso. E naturalmente chi fotografava tutto, tanto per non sbagliare.

Mi sono chiesto quante fotografie venissero scattate in quel preciso momento, soltanto intorno a me.

Centinaia? Migliaia?

Non ne ho idea. Ma una cosa mi è sembrata evidente: la fotografia non è affatto morta. È cambiato il modo in cui la produciamo, la condividiamo e soprattutto la guardiamo.

Ed è proprio quest’ultimo punto che mi interessa.

Parliamo di macchine fotografiche. Ma delle fotografie?

Parliamo di macchine fotografiche. Ma delle fotografie?

Quando incontro altri fotografi, le domande sono quasi sempre le stesse.

Che macchina usi? Quanti megapixel ha? Che obiettivo monti? Come va l’autofocus?

Tutte domande legittime. Anch’io sono curioso di tecnologia, ci mancherebbe.

Ma sapete qual è una domanda che mi sento fare raramente?

Qual è il tuo fotografo preferito?

Oppure: quale libro fotografico hai comprato recentemente? Quale autore contemporaneo segui? Quale fotografia ti è rimasta impressa?

Forse sono stato sfortunato con gli incontri, ma posso contare sulle dita di una mano le conversazioni in cui siamo andati oltre l’attrezzatura.

È un po’ come incontrare uno scrittore e passare tutta la serata a chiedergli quale tastiera utilizza, senza domandargli che cosa legge.

Quando hai comprato il tuo ultimo libro fotografico?

Faccio una domanda, senza voler fare il professore a nessuno.

Quando avete comprato il vostro ultimo libro di fotografia?

Il mio ultimo acquisto è stato un libro che cercavo da quasi più di un anno “Venezia, Gianni Berengo Gardin, le grandi navi”. Volevo proprio quell’edizione, ma non riuscivo a trovarla da nessuna parte.

E non l’ho comprato per metterlo su una mensola e farlo vedere agli amici.

L’ho comprato per guardarlo.

Un libro fotografico non si esaurisce in cinque minuti. Ci ritorni sopra, lo sfogli, lo chiudi e lo riapri. A volte una fotografia che inizialmente non ti diceva nulla, dopo qualche settimana diventa quella che osservi più a lungo.

Magari cominci a capire perché il fotografo ha scelto proprio quell’inquadratura, perché ha lasciato un elemento apparentemente inutile nella scena o perché ha aspettato quel preciso momento.

Sono dettagli che richiedono tempo.

E il tempo, oggi, sembra essere diventato il vero lusso della fotografia.

Mille like non significano mille fotografie guardate

Arriviamo ai social network.

Premetto che li utilizzo anch’io. Pubblico su Instagram, Flickr e altre piattaforme. Non voglio fare il nostalgico che rimpiange un passato in cui tutto era meraviglioso.

Ma proviamo a osservare come funzionano.

Compare una bella fotografia. Mettiamo un like.

Subito dopo arriva un venditore di pentole. Poi un video di un gatto, una pubblicità, qualcuno che cucina, una scimmia che fa qualcosa di improbabile, magari generata dall’intelligenza artificiale.

Poi, finalmente, un’altra fotografia.

E ricominciamo.

Il nostro pollice continua a scorrere.

Non metto in dubbio che molte di quelle fotografie siano bellissime. Sicuramente ce ne sono migliaia migliori delle mie.

Ma quanto tempo abbiamo dedicato a guardarle?

Un secondo? Due?

Ricevere mille like non significa necessariamente che mille persone abbiano davvero guardato una fotografia.

Significa che mille persone hanno premuto un pulsante.

Che non è esattamente la stessa cosa.

E qui arriva un’altra frase che sento spesso: “L’algoritmo non mi ha capito”.

Può essere vero. Ma siamo sicuri che il problema sia soltanto l’algoritmo? O forse è anche il pubblico che non si ferma più a guardare?

Stiamo confondendo la visibilità con l’attenzione. E per la fotografia, secondo me, la seconda conta molto più della prima.

La cultura fotografica non si misura in megapixel

La cultura fotografica non si misura in megapixel

Quando penso alla storia della fotografia, mi vengono in mente fotografi come Henri Cartier-Bresson e il mondo culturale in cui si muovevano.

La fotografia dialogava con la letteratura, la pittura, il cinema e la società. Non era soltanto una questione di obiettivi e tempi di scatto.

Oggi abbiamo accesso a una quantità di immagini e informazioni che quei fotografi non avrebbero neppure potuto immaginare.

Possiamo vedere archivi fotografici, visitare virtualmente musei e scoprire autori sconosciuti senza muoverci da casa.

È una possibilità straordinaria.

Eppure, qualche volta, mi sembra che utilizziamo tutta questa tecnologia soprattutto per discutere dell’ultimo sensore da 40 o 60 megapixel.

Non è un po’ curioso?

Sia chiaro, trovo fantastico che oggi chiunque possa fotografare. Un ragazzo con uno smartphone può realizzare una fotografia straordinaria, mentre una Leica da migliaia di euro non trasforma automaticamente il proprietario in un bravo fotografo.

Non vorrei mai tornare indietro.

Ma credo che ci sia una differenza tra avere la possibilità di fotografare tutto e sviluppare la capacità di osservare qualcosa.

La prima ce la offre la tecnologia. La seconda dobbiamo coltivarla noi.

La fotografia è viva. Forse siamo noi a non guardarla più.

Sono un boomer, lo ammetto.

Continuo a guardare le mie fotografie su un monitor grande, ad alta risoluzione. Mi piace ingrandirle, osservare i dettagli e tornare su uno scatto dopo qualche giorno.

E mi piace stampare.

Non perché una fotografia stampata sia automaticamente migliore di una digitale, ma perché cambia il modo in cui la guardo.

Una stampa rimane lì. Non arriva una notifica a interromperla, non compare una pubblicità e non c’è un algoritmo che decide quale fotografia mostrarmi dopo.

Ci sono soltanto io e quell’immagine.

Non sono contrario al futuro, tutt’altro. Sono convinto che la tecnologia ci regalerà strumenti fotografici straordinari.

Ma c’è una cosa che nessun produttore di fotocamere potrà venderci insieme all’ultimo modello: la cultura fotografica.

Quella dobbiamo costruircela da soli.

Non vi sto suggerendo di buttare il cellulare o abbandonare Instagram. Vi propongo soltanto una cosa.

Ogni tanto comprate un libro fotografico. Entrate in una mostra. Cercate un autore che non conoscete. Guardate le fotografie di chi ha raccontato il mondo prima di noi, ma anche quelle di chi lo sta raccontando oggi.

E non limitatevi a sfogliarle velocemente.

Fermatevi.

Guardate una fotografia per trenta secondi. Poi per un minuto. Tornateci il giorno dopo.

Provate a capire che cosa ha visto il fotografo e, soprattutto, che cosa vedete voi.

Magari non vi piacerà. Magari scoprirete qualcosa che non avevate mai notato.

Ma almeno l’avrete guardata.

Dopo aver visto così tante persone fotografare per le strade di Napoli, una convinzione me la sono fatta.

La fotografia non è morta. Fotografiamo tutti, continuamente. Il problema è che forse abbiamo smesso di guardare.

E allora vi lascio con una domanda.

E tu, qual è l’ultimo libro fotografico che hai comprato?

Scrivilo nei commenti qui sotto. Magari ci facciamo scoprire a vicenda qualche fotografo che ancora non conosciamo.

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