"No vabbè… ma davvero stai guardando le mie foto dal cellulare? Dai, non ci posso credere! Aprile su uno schermo grande, su… fai il bravo!"

Sant’Efisio Villaggio dei pescatori
Sant’Efisio Villaggio dei pescatori: tra scatti e verità
Sant’Efisio Villaggio dei pescatori. Sì, ho deciso di iniziare proprio da qui, con questa combinazione che potrebbe sembrare insolita. Non è la classica cartolina di Cagliari, non c’è il mare cristallino a far da protagonista, e nemmeno il primo piano di un costume tradizionale perfettamente stirato. Qui ci sono polvere, devozione, profumo di pane sfornato da poco e occhi che raccontano storie.

Io sono un narratore digitale, e non cerco lo scatto perfetto. Cerco la verità. E oggi quella verità l’ho trovata nel Villaggio dei pescatori, un piccolo angolo a due passi dal centro di Cagliari dove la processione di Sant’Efisio passa, si ferma, e respira. Respira davvero. Non ci sono gruppi folcloristici o carri troppo appariscenti, ma solo la gente. La gente vera. Turisti un po’ spaesati, certo, ma anche anziani che ogni anno aspettano quel momento, e bambini che ancora si chiedono chi sia davvero questo “Efisio” che fa fermare le strade e riempire le piazze.
Per chi non è di queste parti, Sant’Efisio è molto più di una statua. La leggenda racconta di un ufficiale romano che si convertì al cristianesimo e che, per la sua fede, fu martirizzato a Nora. Ma è ciò che successe dopo a renderlo così speciale per Cagliari: si dice che abbia salvato la città dalla peste. Da allora, ogni 1° maggio, una lunga processione parte da Stampace e arriva fino a Nora. Ma quello che molti non sanno è che durante quel tragitto c’è un momento in cui tutto rallenta: la fermata nel Villaggio dei pescatori.
Qui, lontano dai riflettori, la statua di Sant’Efisio incontra il popolo. Non ci sono pose, non ci sono flash. C’è solo l’attesa. E quando il cocchio arriva, tutto si ferma: un silenzio che pesa più delle parole, un respiro trattenuto collettivo. Ecco, quello è il momento che ho voluto catturare. Non una foto wow, non un’inquadratura da poster, ma l’anima.

Ho camminato tra le viuzze, cercando volti. Volti che non sapevano di essere guardati, e che proprio per questo erano veri. Ho visto una signora con le lacrime agli occhi, un pescatore con la camicia ancora bagnata, un ragazzo che cercava di spiegare al suo amico cosa significasse tutto questo. E ho scattato. A modo mio.

La bellezza di questa tappa della processione sta proprio nel suo essere marginale eppure centrale. Marginale per il percorso ufficiale, centrale per chi ama i dettagli. Non è un caso se il progetto Famolostrano.org ha deciso di raccontare questo tipo di realtà: frammenti rubati al quotidiano, momenti che rischierebbero di passare inosservati. Il progetto nasce proprio da questo spirito, quello di Davide Baraldi, un moderno menestrello con la macchina fotografica al posto del liuto. Anche lui non costruisce, non imposta: coglie.
E allora perché non raccontare anche Sant’Efisio così? Lontano dai cliché. Senza cercare il folclore, ma trovandolo dove è ancora autentico. Perché, diciamolo, non tutte le foto devono essere belle. Ma tutte dovrebbero essere vere 🫶🏻.
Il mio reportage oggi è dedicato a questa piccola tappa, forse dimenticata dai più. Ma per me è stata la più viva. Domenica fotograferò anche il rientro, i gruppi, i costumi, la grande parata. Ma oggi volevo qualcosa di diverso. Qualcosa che non si vede nei depliant turistici.

E tu? Hai mai pensato che la bellezza possa stare proprio nella polvere, in un’espressione rubata, in un dettaglio che sfugge ai più? Hai mai voluto raccontare una storia senza filtri, senza lenti patinate? Perché se la risposta è sì, allora questo è il posto giusto.
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Sant’Efisio Villaggio dei pescatori
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